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	<title>Rumor(s)cena</title>
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	<description>istruzioni per una visione consapevole</description>
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		<title>&#8220;Frou Frou&#8221;, tre attrici milanesi raccontano le dive di Hollywood</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 08:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia.binco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Va in scena a]]></category>
		<category><![CDATA[baggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Va in scena in un teatrino off di Milano, in via Zuretti “Frou Frou” di e con Gaia Baggio, Irene Quartana e Daiana Tripodi. Tre giovani attrici milanesi di oggi, che recitano, ballano e cantano insieme per ricordare in modo ironico e forse anche con pizzico di nostalgia, le dive di ieri, da Rita Hayworth a Marilyn Monroe, da Doris [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Va in scena in un teatrino off di Milano, in via Zuretti <em><strong>“Frou Frou”</strong></em> di e con <em><strong>Gaia Baggio, </strong><strong>Irene Quartana e Daiana Tripodi</strong></em>. Tre giovani attrici milanesi di oggi, che recitano, ballano e cantano insieme per ricordare in modo ironico e forse anche con pizzico di nostalgia, le dive di ieri, da Rita Hayworth a Marilyn Monroe, da Doris Day e  Debby Rinolds, da Kim Novak a Grace Kelly. Arrivando poi a quella che può essere considerata una delle eredi più importanti delle star hollywoodiane come è stata per esempio <em>Liza Minnelli<strong>.</strong> </em>Insomma questo<em><strong> “Frou Frou”</strong></em> che va in scena al Teatro Har Baye di Milano il 25 e il 26 maggio alle ore 20 vuole essere un omaggio a quel mondo fatto di lustrini e paillettes che, con la sua apparente spensieratezza e la preoccupazione nei confronti dell’ estetica e della bellezza, della vita facile e delle frivolezze ancora oggi espresse attraverso la televisione e le “sue veline”, non erano altro e non sono che un modo per evadere da una realtà difficile da sopportare. “<em>Portate il salvagente…c’è aria di burrasca” </em>recita una di loro durante una scena.</p>
<div id="attachment_9039" class="wp-caption aligncenter" style="width: 204px"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/gaia03-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9039" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/gaia03-2-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Gaia Baggio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Già il titolo scelto<em><strong> “Frou Frou”</strong></em>, suggerisce una serata del tutto particolare all’insegna degli anni Quaranta e Cinquanta e delle donne “divine creature&#8221;, le dive del cinema di quegli anni. Dunque anche lo spettatore può accedere allo spettacolo indossando, se vuole, un abbigliamento adeguato all’epoca assaporando le atmosfere “Vintage” che lo spettacolo suggerisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Realtà e finzione. Affascinante ironia e dolorosa eleganza. Lo spettacolo dunque vuole essere un  viaggio divertente e profondo attraverso musica e parole dal sapore “retro” prendendo come punto di partenza il conflitto interiore che vive una diva quando trova nello specchio l&#8217;immagine di una donna: se stessa. E questa immagine dunque non corrisponde esattamente a quella della “Diva” che appare in teatro o al cinema. Con canzoni, coreografìe e dialoghi ironici, il pubblico  avrà dunque modo di conoscere e interagire con tre donne, tre dive, tre archetipi di diversi modi di interpretare il &#8220;femminile&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/ire021.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9045" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/ire021-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p><em>&#8220;Perché infondo l&#8217;imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere </em><em>assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi</em><em>&#8220;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1945 Hollywood non è più solo un mondo incantato, ma si propone anzi come società modello per tutti gli altri paesi.<br />
Essendo gli Stati Uniti una nazione uscita vincente ed economicamente più forte di quanto non fosse prima della guerra, molti Stati guardano favorevolmente al suo modello e ai suoi prodotti. <em> </em>La diva non è più solo glamour, mito, essere perfetto, ma all’eleganza e allo stile si abbina la tenacia, la dedizione, il cervello e una raffinata comicità. In questi anni il glamour per eccellenza è costituito dai capelli biondi, anche se devo sottolineare il fatto che tale natura sia contraddittoria, poiché da un lato vi è la naturalezza del capello biondo che si lega all’innocenza, è il caso di<em> Doris Day</em> (1924) e <em>Debbie Rynolds (1</em>932), dall’altro, in quanto qualità artificiale, troviamo suggerimenti di indipendenza e una sessualità ben definita, è il caso delle “bionde hitchcockiane”: <em>Janet Leigh</em> (1927 – 2004), <em>Eve Marie Saint (</em>1924), <em>Grace Kelly (1</em>929 – 1982), <em>Kim Novak</em> (1933) e <em>Tippi Hedren</em> (1930).</p>
<p style="text-align: justify;">Betty Friedman in <em>The Feminine Mystique</em>, sostiene che dagli anni Cinquanta in America le donne “convogliano nella ricerca del sesso tutti i loro desideri di auto realizzazione frustrati. Non dobbiamo però dimenticare che siamo nella grande epoca del consumismo di massa, dove il colore rosa è praticamente ovunque, nasce il mito della “Barbie” ragion per cui, le star non sono altro che prodotti di consumo. Un modello femminile che si sviluppa in questo periodo e che per altri quindici anni dominerà Hollywood è la pin-up. Ritenuto appunto un modello e non una persona reale, l’immagine è <em>“invitante ma non seducente, affettuosa ma non passionale, capace di suggerire ciò che in effetti rimane nascosto”. </em></p>
<div id="attachment_9048" class="wp-caption aligncenter" style="width: 189px"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/daiana063.jpg"><img class="size-medium wp-image-9048" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/daiana063-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Daiana Tripodi</p></div>
<p style="text-align: justify;">È la tipica cheerleader americana con il nasetto tondo, gli occhi grandi, gambe lunghe, fianchi e seno abbondanti, un sorriso che mostra denti bianchissimi perfettamente regolari, con un viso che ne delinea la dolcezza ed emana sostegno a tutti gli uomini arruolati nell’esercito che attraverso i loro calendari ricordano ciò per cui stanno combattendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lo spettacolo sarà seguito da cena fredda e degustazione vino</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L&#8217; abbigliamento a tema anni 40/ 50 è gradito ma non obbligatorio.</p>
<p>Associazione culturale<strong> Har Baye Teatro</strong> via Zuretti  47 Milano</p>
<p><em> 25 e 26 maggio 2013 ore 20</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GabbiaNo in scena al Teatro Portland di Trento con Woody Neri e la Compagnia Vanaclù</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Va in scena a]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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		<category><![CDATA[Teatro Portland Trento]]></category>
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		<category><![CDATA[Woody Neri]]></category>

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		<description><![CDATA[Vanaclù, la compagnia capitanata dall&#8217;attore Woody Neri, chiude la stagione TrentOOltre con lo spettacolo GabbiaNo tratto dall&#8217;omonimo capolavoro di Anton Cechov, in scena al Teatro Portland di Trento venerdì 17 maggio e sabato 18 maggio alle 21 e domenica 19 maggio alle 10 con colazione inclusa. In scena gli attori, Marta Pizzigallo, Woody Neri, Massimo Boncompagni, Gioia Salvatori, Liliana Laera, Stefania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Portland_GabbiaNo_Neri_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9025" title="Portland_GabbiaNo_Neri_2" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Portland_GabbiaNo_Neri_2.jpg" alt="" width="574" height="384" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Vanaclù</strong></em>, la compagnia capitanata dall&#8217;attore <em><strong>Woody Neri,</strong></em> chiude la stagione <em><strong>TrentOOltre</strong></em> con lo spettacolo <em><strong>GabbiaNo</strong> </em>tratto dall&#8217;omonimo capolavoro di <em><strong>Anton Cechov,</strong></em> in scena al <em><strong>Teatro Portland</strong> </em>di Trento venerdì 17 maggio e sabato 18 maggio alle 21 e domenica 19 maggio alle 10 con colazione inclusa. In scena gli attori, <em><strong>Marta Pizzigallo, Woody Neri, Massimo Boncompagni, Gioia Salvatori, Liliana Laera, Stefania Medri, Mimmo Padrone</strong></em> e <em><strong>Loris Dogana</strong></em> danno vita alle vicende narrate nel testo di Cechov. Una Gabbia. Una vasca per pesci. Uno spazio finito, reso curvo dai rintocchi della noia. Nessuna via d’uscita. Solo un rincorrersi inutile in un girotondo che sa di trenino da villaggio vacanze, dove ognuno è preda inseguitrice. Lo chiamano “Amore”. L&#8217;Assenza stessa, questa è l&#8217;unica cosa viva. L’impasse, l’imbarazzo, il malessere. L’umorismo è tragedia in vacanza. Risate di barzellette a un funerale.</p>
<p style="text-align: justify;">GabbiaNo è una riscrittura del testo di Anton Cechov senza essere un’attualizzazione, né una riduzione ma una revisione critica dello stesso Gabbiano. Il numero dei personaggi è ridotto a otto e sono omessi nomi di persone e luoghi per decontestualizzare l’azione in un tempo/luogo astratto. Tuttavia il plot del testo cechoviano è mantenuto intatto, così come è mantenuta la dinamica relazionale tra i personaggi che tale plot subiscono. Si amplifica la claustrofobia del testo originale: l’impianto scenico ruota intorno ad una piscina gonfiabile, reminiscenza di fanciullesche vacanze da cortile, a simboleggiare un lago. Un luogo che tutti descrivono come incantevole, ma che appare più come uno scantinato industriale, un rifugio antiatomico, una prigione (una Gabbia, appunto), dove i detenuti/personaggi trascorrono la loro personale ora d’aria, la loro vacanza, girando in tondo, a vuoto, nell’impossibilità mentale e fisica di evadere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Portland_GabbiaNo_Neri_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9026" title="Portland_GabbiaNo_Neri_1" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Portland_GabbiaNo_Neri_1.jpg" alt="" width="574" height="384" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cani alla catena, confinati in questo limbo, essi divorano passioni, gelosie, amori; ma tutto ha il sentore dello svago: anche il dolore è inflitto per noia. Si ammazza il tempo. Amare è un diversivo di fronte alla morte. Condannati ad una vita che si limita all’esistere, l’unica possibilità di trovarsi un senso è elevare l’inutile ad essenziale, la chiacchiera a filosofia, l’infatuazione ad amore, il ridicolo a tragedia. E soprattutto, viceversa.</p>
<p> info@teatroportland.it</p>
<p>www.teatroportland.it</p>
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		<title>Le voci di dentro con la regia di Toni Servillo, anche sulla scena una semplicità apparente</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia Cadinu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro e Circo di strada]]></category>
		<category><![CDATA[Le voci di dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Toni Servillo]]></category>

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		<description><![CDATA[La semplicità d&#8217;una scenografia: quinte trasparenti che con la luce sembrano un muro chiaro, una credenza, una sedia al fianco d&#8217;un tavolo, sotto delle scarpe in disordine, bianche anch&#8217;esse come il resto. La platea del teatro Argentina è uno dei posti magici per affrontare un lavoro teatrale classico come quello di Le voci di dentro di De Filippo. Affondati in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/2_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEsposito1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-9032" style="margin-top: 2px;margin-bottom: 2px" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/2_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEsposito1-1024x683.jpg" alt="" width="663" height="442" /></a>La semplicità d&#8217;una scenografia: quinte trasparenti che con la luce sembrano un muro chiaro, una credenza, una sedia al fianco d&#8217;un tavolo, sotto delle scarpe in disordine, bianche anch&#8217;esse come il resto. La platea del teatro Argentina è uno dei posti magici per affrontare un lavoro teatrale classico come quello di <em><strong>Le voci di dentro di De Filippo</strong>.</em> Affondati in una poltroncina rossa, dalla posizione sapientemente studiata per darti una buona visuale del palco, circondati dagli ori e dagli stucchi del teatro all&#8217;italiana. Lo spettacolo è sold out fino all&#8217;ultima data in calendario a testimoniare la popolarità di cui gode ora il regista ed attore principale. Manca la luce per un attimo e come ritorna una ragazza pasciuta, in abiti chiari e modesti, appare allungata sopra e sotto il tavolo mentre dorme. Un attimo di buio ancora e la sua posizione è cambiata regalandoci l&#8217;immagine d&#8217;un sonno cicciuto. È all&#8217;insegna dell&#8217;onirico mostruoso e allo stesso umano che si svolge la vicenda dove s&#8217;insinua il sospetto rivelando quanto fragili sono i rapporti. La fiducia si frantuma contro il muro di diffidenza ed incomprensibilità tra generazioni e generi per rivelare quanto l&#8217;innocenza possa diventare colpevole. La scenografia ora lascia una porta vuota e scura centrale e al di là della quinta ora illuminate si intravvedono due torri sottili di sedie che si ergono ai lati come torri di Pisa, sopra la porta una pila orizzontale di sedie sospesa come una nuvola in fuga.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/4_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEsposito3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-9033" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/4_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEsposito3-1024x682.jpg" alt="" width="645" height="429" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Un <em><strong>Toni Servillo</strong></em> che invecchia nel personaggio, le cui gambe tremano suscitando ilarità ma, infine nella sua sensibilità, anche tanta tenerezza e la voglia di essere piuttosto folli e fragili che normali e cinici. La semplicità di un uomo che ha creduto ad un sogno rivela l&#8217;eccesso d&#8217;una sensibilità genetica che può essere identificata come pazzia se non capita e non ascoltata. Attore di grande spessore, dalle mimiche suggestive, grazie a cui usciamo dal teatro tutti un po&#8217; più coscienti della nostra complicità di fronte a questa società, spesso appunto, cinica e sorda.</p>
<p style="text-align: justify">Le voci di dentro</p>
<p style="text-align: justify">di Eduardo De Filippo</p>
<p style="text-align: justify">regia Toni Servillo</p>
<p style="text-align: justify">con (in ordine di apparizione) Betti Pedrazzi, Chiara Baffi, Marcello Romolo, Lucia Mandarini, Gigio Morra, Peppe Servillo, Toni Servillo, Antonello Cossia, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Mariangela Robustelli, Francesco Paglino</p>
<p style="text-align: justify">scene Lino Fiorito</p>
<p style="text-align: justify">costumi Ortensia De Francesco</p>
<p style="text-align: justify">luci Cesare Accetta</p>
<p style="text-align: justify">suono Daghi Rondanini</p>
<p style="text-align: justify">assistente alla regia Costanza Boccardi</p>
<p style="text-align: justify">Visto al Teatro Argentina di Roma il 14 maggio 2013</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Passaggio a Sud Ovest n.1 Pensieri di cultura teatrale diffusi dal Teatro delle Ariette, Cantharide, Carta/Bianca e Teatrino Giullare</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 09:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Va in scena a]]></category>
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		<category><![CDATA[claudio morganti]]></category>
		<category><![CDATA[Mercuzio non deve morire]]></category>
		<category><![CDATA[Passaggio a Sud Ovest n. 1 Pensieri di cultura teatrale]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro delle Ariette]]></category>
		<category><![CDATA[Zola Predosa]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Passaggio a Sud Ovest n. 1 Pensieri di cultura teatrale il progetto realizzato dal Teatro delle Ariette e Cantharide in collaborazione con Carta&#124;Bianca e Teatrino Giullare, in programma il 18 e il 19 maggio a Zola Predosa e Bazzano (Bologna).Il progetto nato nel 2012 con l’intento di aprire un rapporto con le istituzioni nella Provincia sud ovest di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si chiama <em><strong>Passaggio a Sud Ovest n. 1 Pensieri di cultura teatrale</strong></em> il progetto realizzato dal <em><strong>Teatro delle Ariette</strong></em> e <em><strong>Cantharide</strong></em> in collaborazione con <em><strong>Carta|Bianca</strong></em> e <em><strong>Teatrino Giullare</strong></em>, in programma il <em><strong>18</strong></em> e il <em><strong>19 maggio</strong></em> a <em><strong>Zola Predosa</strong></em> e <em><strong>Bazzano</strong> </em>(Bologna).Il progetto nato nel 2012 con l’intento di aprire un rapporto con le istituzioni nella Provincia sud ovest di Bologna (da Casalecchio di Reno fino a Savigno, con Monte San Pietro e Sasso Marconi). I promotori sono tra le poche realtà teatrali professioniste (Teatro delle Ariette, Cantharide, Teatrino Giullare) e realtà culturale come la libreria Carta Bianca spazio arte di Bazzano. Il progetto si rivolge ai cittadini che desiderano ancora condividere pensieri, esperienze, dubbi e scoperte di carattere poetico e artistico, a tutti quelli che pensano che l’arte sia necessaria per la vita di una comunità e dei suoi cittadini. Due appuntamenti di grande qualità e impatto, in spazi pubblici, due piazze, gratuiti e ad accesso libero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 18 maggio in piazza di <em><strong>Zola Predosa</strong> </em>per condividere materiali preziosi tra artisti e cittadini in nome della libertà e della cultura  e <em><strong>Claudio Morganti </strong></em>con il monologo “<em><strong>La morte di Giulio Cesare”</strong></em>, il 19 maggio la piazza di <em><strong>Bazzano</strong></em> verrà invasa dall’evento teatrale collettivo della <em><strong>Compagnia della Fortezza “Mercuzio non vuole morire”</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/claudio-morganti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9004" title="Claudio Morganti Bologna Chiostro di San Martino 23-07-2010 &quot;SERATE D'ONORE&quot;" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/claudio-morganti.jpg" alt="" width="375" height="562" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Claudio Morganti</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Caro concittadino di questo mondo trottola, hai a cuore il bene comune? Hai un’idea di società da difendere, da proporre, da praticare? Hai istinti lontani dalla violenza, dalla sopraffazione, dall’intolleranza? Hai sentimenti diversi dall’egoismo e dall’odio? Hai un sogno? Ogni giorno, nei gesti della vita quotidiana, coltivo l’intelligenza, la leggerezza, la poesia e il coraggio? Lo faccio perché ne ho bisogno come dell’aria che respiro. Non sono disposto ad arrendermi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">ore 18,00</p>
<p style="text-align: justify;">Parata</p>
<p style="text-align: justify;">Banda Musicale di Anzola Emilia</p>
<p style="text-align: justify;">ore 18,30</p>
<p style="text-align: justify;">Spaker&#8217;s Corner</p>
<p style="text-align: justify;">Interventi di Isadora Angelini, Paola Berselli, Alberto Bertoni, Denis Campitelli, Annapia Capurso, Ilaria Debbi, Mia Fabbri, Rita Frongia, Elena Galeotti, Angelo Garagnani, Stefano Massari, Mariella Scalera, Luca Serrani, Magda Siti, Roberta Trebbi, Silvia Urbani, Barbara Vagnozzi, Stefano Vercelli, Nerio Zucchini.</p>
<p style="text-align: justify;"> ore 19,30</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Banchetto popolare</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">ore 20,30</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Claudio Morganti</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La morte di Giulio Cesare</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">di e con <em><strong>Claudio Morganti</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">domenica 19 maggio</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Bazzano – Piazza Garibaldi</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/mercuzio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9005" title="mercuzio" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/mercuzio.jpg" alt="" width="480" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ore 16,30</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Compagnia della Fortezza</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mercuzio non vuole morire</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">evento teatrale collettivo</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La giornata della partenza 6° capitolo</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">regia e conduzione dell&#8217;evento Armando Punzo</p>
<p style="text-align: justify;">musiche originali eseguite dal vivo Andrea Salvadori</p>
<p style="text-align: justify;">contraltista Maurizio Rippa</p>
<p style="text-align: justify;">e con Aniello Arena, Franco Felici, Giuseppe Calarese, Filipi Alban, Massimo Terracciano, Massimiliano Mazzoni, Gianluca Matera, Abderrahim El Boustani, Rosario Saiello, Giuseppe Venuto e con Yuri Punzo</p>
<p style="text-align: justify;">Mercuzio non vuole morire. Troppo breve la sua apparizione nella tragedia di Romeo e Giulietta, troppo precoce la sua morte, totalmente ininfluente la presenza dei Cittadini nella storia. Mercuzio è il poeta, l’artista, l’attore, l’uomo di cultura. I Cittadini sono i perenni esclusi, i succubi dell’eterna lotta tra Montecchi e Capuleti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un evento che va oltre l’idea comune di uno spettacolo da vedere, un evento che bisogna realizzare tutti insieme, viverlo dall’interno, da protagonisti. Per far questo chiedo a tutti solo la disponibilità a essere con noi, a scendere tra le strade e nelle piazze. Chiedo solo di esserci, di stare dalla parte di Mercuzio, di mostrarci al mondo intero come un territorio sensibile e attento.</p>
<p style="text-align: justify;">Portate una valigia e un libro</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con il contributo di Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Zola Predosa, Comune di Monteveglio, Fondazione Rocca dei Bentivoglio Bazzano</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Info: Teatro delle Ariette 051 6704373 Cantharide 347 0138200 CARTA|BIANCA 051 830192</p>
<p style="text-align: justify;">www.teatrodelleariette.it www.cantharide.it</p>
<p style="text-align: justify;">info@teatrodelleariette.it info@cantharide.it</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Carrozzeria Orfeo è di scena al Teatro OutOff di Milano con &#8220;Robe dell&#8217;altro mondo&#8221;, &#8220;Sul Confine&#8221;, e &#8220;Idoli&#8221;</title>
		<link>http://www.rumorscena.com/2013/05/14/carrozzeria-orfeo-e-di-scena-al-teatro-outoff-di-milano-con-robe-dellaltro-mondo-sul-confine-e-idoli/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 16:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Va in scena a]]></category>
		<category><![CDATA[Carrozzeria Orfeo]]></category>
		<category><![CDATA[Idoli]]></category>
		<category><![CDATA[Robe dall'altro mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Sul Confine]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro OutOff]]></category>

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		<description><![CDATA[Va in scena a Milano, dal 14 al 26 maggio, al Teatro OutOff, la compagnia Carrozzeria Orfeo che nel 2012 si è aggiudicata il Premio Nazionale della Critica dell’ANCT, con una personale dedicata alla sua trilogia ‘Robe dell’altro mondo’ (14&#62;19 maggio), ‘Sul Confine’ (21&#62;23 maggio) e ‘Idoli’ (24&#62;26 maggio). Alla base della poetica della Compagnia, che alla produzione di spettacoli alterna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Va in scena a Milano, dal<em><strong> 14</strong></em> al <em><strong>26 maggio</strong></em>, al<em><strong> Teatro OutOff,</strong></em> la compagnia <em><strong>Carrozzeria Orfeo</strong></em> che nel 2012 si è aggiudicata il <em>Premio Nazionale della Critica dell’ANCT</em>, con una personale dedicata alla sua trilogia <em><strong>‘Robe dell’altro mondo’</strong></em> (14&gt;19 maggio), ‘<em><strong>Sul Confine’</strong></em> (21&gt;23 maggio) e <em><strong>‘Idoli’</strong></em> (24&gt;26 maggio). Alla base della poetica della Compagnia, che alla produzione di spettacoli alterna l’attività di formazione, c’è la costante ricerca di una comunione tra un teatro fisico ed una drammaturgia spesso legata a tematiche della contemporaneità all’interno della quale l’emotività, l’immediatezza e il rapporto con il pubblico rivestono un’importanza fondamentale. L’osservazione della realtà spinge il percorso drammaturgico di Carrozzeria Orfeo ad esplorare diversi territori di scrittura, recitazione, messa in scena, trovando ispirazione nelle storie e nella cronaca del proprio tempo, mantenendo inalterato lo sguardo sul mondo e l&#8217;attenzione a differenti tecniche espressive, in una poetica fatta di irriverente ironia, di soluzioni visionarie e di tensione drammatica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Robe-dellaltro-mondo-3-da-sx-Maulucci-Di-Luca-Capaldo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8995" title="Robe dell'altro mondo (3) da sx Maulucci, Di Luca, Capaldo" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Robe-dellaltro-mondo-3-da-sx-Maulucci-Di-Luca-Capaldo.jpg" alt="" width="509" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nato all&#8217;interno del Progetto ROAAAR (vincitore del bando Creatività Giovanile della Fondazione Cariplo), cantiere creativo che ha esplorato le possibilità d’incontro tra i linguaggi del fumetto e del teatro, <em><strong>Robe dell&#8217;altro mondo</strong></em> (14&gt;19 maggio) è un’amara e paradossale denuncia sociale intorno alla tematica delle paure metropolitane, tutte fobie e tensioni sociali e individuali che caratterizzano e condizionano la nostra quotidianità e la qualità delle relazioni. In un mondo incrinato da una profonda crisi economica, sociale e umana, dove ogni via d&#8217;uscita sembra ormai perduta, l&#8217;unica speranza di salvezza è rappresentata dagli Alieni, sbarcati sulla terra per aiutarci a risolvere i nostri problemi più gravi. Inizialmente percepiti come un miracolo, vengono poi demonizzati, strumentalizzati ed eliminati da chi detiene un potere costituito privo di alcun interesse al cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Sul-Confine_Di-Luca-Setti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8996" title="Sul Confine_(Di Luca, Setti)" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Sul-Confine_Di-Luca-Setti.jpg" alt="" width="344" height="512" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 21 al 23 maggio replica invece <em><strong>Sul Confine,</strong></em> vincitore nel 2009 del Premio<em> Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”.</em> Tre uomini raccontano la storia di una guerra: quella che si gioca sempre al limite, la guerra non importa “di chi contro chi”. Sono soldati e il loro destino è profondamente legato all’immagine di un fiume che scorre in mezzo al deserto e trascina con sé i segreti dell’esercito. Sono sul confine: luogo di scelta e di passaggio che separa vita e morte, verità e menzogna, ricordi da espiare, sofferenza e lampi di confidenza umana. Che cos&#8217;è un uomo se non un lampo di luce in una notte scura? “Sul Confine” viene ad essere un non-luogo, lo spazio della scelta, indecifrabile, ageografico, atemporale, ma probabilmente collocabile nelle terre balcaniche, esplicito richiamo allo scandalo, legato al mondo militare, dell’uranio impoverito e nell’ipocrisia dei governi collusi e delle loro missioni di pace, tripudio dell’assurdo, “peace keeping”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Idoli_Carozzeria-Orfeo_foto-Claire-Pasquier5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8997" title="Idoli_Carozzeria Orfeo_foto Claire Pasquier5" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Idoli_Carozzeria-Orfeo_foto-Claire-Pasquier5.jpg" alt="" width="502" height="335" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ispirato al saggio I vizi capitali e i nuovi vizi di <em><strong>Umberto Galimberti,</strong></em> è <em><strong>Idoli</strong> </em>(24&gt;26 maggio), testo finalista al Premio Hystrio per la Drammaturgia 2011 e vincitore come miglior spettacolo della Rassegna Autogestito al Teatro Quirino di Roma. Questa tematica viene riletta alla luce della contemporaneità per evidenziarne gli aspetti più patologici ed emotivi del nostro tempo. Una sorta di “commedia nera” che vede come protagonisti una coppia, una famiglia, un nipote e un nonno in un desolante quadro di vita contemporanea, crudele e grottesco, divertente e osceno, in cui si incastonano le conflittualità con il mondo esterno e con se stessi, noia di vivere, assenza di interessi, vuoto interiore, rabbia, relazioni malate.</p>
<p style="text-align: justify;">La Compagnia è attualmente impegnata nella produzione <em>‘Thanks For Vaselina</em>’, “dedicata a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari”, in cui ancora una volta si interesserà alle dinamiche, ai paradossi e alle ipocrisie del nostro tempo con uno sguardo presente, ma non moralistico, sulla società. Lo spettacolo, coprodotto da Carrozzeria Orfeo, Pontedera Teatro, Festival Internazionale Castel Dei Mondi e La Corte Ospitale, debutterà il 29 e 30 agosto a Castel Dei Mondi di Andria.</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">21, 22 e 23 Maggio 2013  </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Sul Confine</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">drammaturgia Gabriele Di Luca</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">regia e interpreti Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">collaborazione alla regia Roberto Capaldo </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">musiche originali Massimiliano Setti</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">luci Diego Sacchi</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Vincitore Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” 2009 </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">24, 25 e 26 Maggio 2013 </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Idoli</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">drammaturgia Gabriele Di Luca</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">con Gabriele Di Luca, Giulia Maulucci, Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">foto e scene Claire Pasquier</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">musiche originali Massimiliano Setti</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">luci Diego Sacchi</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">disegni e grafica Giacomo Trivellini</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">orari spettacoli</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">www.teatrooutoff.it</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Si mette &#8220;A.Nudo&#8221; per parlare di omofobia in occasione delle Giornata Mondiale 2013, Spazio OFF di Trento</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 15:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus a teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[A.Nudo Giornata Mondiale contro l' omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia 2013, va in scena giovedì 16 maggio alle ore 21 presso lo Spazio Off di Trento, A.Nudo (liberamente ispirato a “Brokeback Mountain” di A.Proulx) di e con Davide Cùccuru. Il progetto luci è di Marco Ferrero e con collaborazione alla messa in scena di Maurizio Bàbuin. L&#8217; ultimo appuntamento della stagione dello Spazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/A-nudo-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8992" title="A nudo (1)" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/A-nudo-1.jpg" alt="" width="315" height="458" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In occasione della <em><strong>Giornata Mondiale Contro l’Omofobia 2013,</strong></em> va in scena <em><strong>giovedì 16 maggio</strong></em> alle ore<em><strong> 21</strong></em> presso lo <em><strong>Spazio Off</strong></em> di Trento, <em><strong>A.Nudo</strong> </em>(liberamente ispirato a “<em>Brokeback Mountain”</em> di <em>A.Proulx</em>) di e con <em>Davide Cùccuru</em>. Il progetto luci è di <em><strong>Marco Ferrero</strong></em> e con collaborazione alla messa in scena di <em><strong>Maurizio Bàbuin.</strong></em> L&#8217; ultimo appuntamento della stagione dello Spazio Off di Trento vuole dare il suo contributo su un tema così delicato e attuale, ospitando lo spettacolo <em>A. Nudo</em> della compagnia <em><strong>SantiBriganti</strong> </em>di <em><strong>Settimo Torinese</strong></em>, tratto dal romanzo che ha ispirato ‘<em>I segreti di Brokeback Mountains</em>’, pluripremiato film del 2005 di <em>Ang Lee</em>. Prima e dopo lo spettacolo sarà presente una delegazione di <em><strong>Amnesty International,</strong></em> che da anni si batte per i diritti civili delle persone omosessuali. Un monologo che punta dritto al cuore che vive e che nasce da suggestioni raccolte dal romanzo breve “Brokeback Mountain” di Annie Proulx. Due giovani non ancora ventenni, Pablo e Abel, complice un lavoro stagionale si incontrano nel 1994, in un Paese volutamente non precisato. Con grande sorpresa di entrambi, nell&#8217;isolamento dell’alta montagna, inciampano nel sesso. La scusa? Una birra di troppo. Nell’adolescenza tutto corre a cento all’ora si sa, e così la passione presto diventa vero amore. Ma chi lo riconosce come tale?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/A-nudo-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8991" title="A nudo (2)" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/A-nudo-2.jpg" alt="" width="360" height="540" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Si dice no alle unioni di fatto perché anticamera ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sì, sì, non ho niente contro i gay… purché non si tratti di mio figlio. Beh, poverini, alla fine hanno una malattia. Italia: meglio guardare una bella ragazza che essere gay! Italia: ragazzo pestato fuori da un bar. La sua colpa? Essere omosessuale. Canada: ragazzo iraniano ottiene lo stato di rifugiato, scappa dalla forca che spetta ai gay. Romania: ragazzo picchiato a morte. Non si tollerano le sue scelte sessuali. Argentina: adolescente massacrato dal branco, si diceva in giro che era un frocio. Diffusi episodi di omofobia. Intolleranza. E allora raccontiamo una storia. La storia di un amore vero. Una storia che ripercorre la vicenda della storia d’amore di tutte le storie d’amore, quella di Romeo e Giulietta. Un amore ostacolato, impedito dagli altri, da forze esterne. O forse da forze interne, da timori nascosti nella mente. Perché il pregiudizio si annida nella cultura e nell’ignoranza, nella grande città e nel piccolo borgo. Un amore che si schianta contro le false opinioni, le intolleranze, il terrore di dire al mondo chi si è. Nella nostra storia chi ha il coraggio di esporsi, di vivere a testa alta fa una brutta fine, e chi non ce l’ha si salva. Ma a che prezzo? Il prezzo del rimpianto, del rimorso che non ti lascia più. La consapevolezza che uniti si sarebbe potuti andare lontani, ci si poteva guardare le spalle l’un l’altro. Invece il compromesso e la paura portano a pagare il prezzo più alto: non vive il cuore e non sopravvive il corpo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Info e prenotazioni:</p>
<p>info@spaziooff.com – 333 27 53 033</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Les Jeux Sans Frontières del Ratto d’Europa. Le tante Europe d’Europa, il senso di comunità e il teatro che diverte</title>
		<link>http://www.rumorscena.com/2013/05/14/les-jeux-sans-frontieres-del-ratto-deuropa-le-tante-europe-deuropa-il-senso-di-comunita-e-il-teatro-che-diverte/</link>
		<comments>http://www.rumorscena.com/2013/05/14/les-jeux-sans-frontieres-del-ratto-deuropa-le-tante-europe-deuropa-il-senso-di-comunita-e-il-teatro-che-diverte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 11:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossella.menna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatrorecensione]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Tintis]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Longhi]]></category>
		<category><![CDATA[Diana Manea]]></category>
		<category><![CDATA[Donatella Allegro]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Il Ratto d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lino Guanciale]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Dell’Utri]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpia Greco]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Tangolo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Storchi Modena]]></category>

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		<description><![CDATA[I titoli dicono quasi tutto, soprattutto quelli degli spettacoli che ripudiano misticismi, macchina del fumo e quarta parete. Sono un prologo ristretto: annunciano senza troppi scrupoli problema, dati, e risultato. Quel che rimane da fare allo spettatore, si intende, è osservare lo svolgimento. Il titolo dello spettacolo andato in scena, in prima assoluta, al Teatro Storchi di Modena il 9 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-ratto-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8952" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-ratto-3.jpg" alt="" width="326" height="490" /></a>I titoli dicono quasi tutto, soprattutto quelli degli spettacoli che ripudiano misticismi, macchina del fumo e quarta parete. Sono un prologo ristretto: annunciano senza troppi scrupoli problema, dati, e risultato. Quel che rimane da fare allo spettatore, si intende, è osservare lo svolgimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo dello spettacolo andato in scena, in prima assoluta, al <em><strong>Teatro Storchi</strong> </em>di Modena il 9 Maggio, è <strong>“<em>Il Ratto d’Europa</em>”</strong>. Sottotitolo: <strong>“<em>Per una archeologia dei saperi comunitari”</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Posto che il termine archeologia individua la collezione di tracce e resti di qualcosa che non esiste più nella sua interezza o nella sua forma originaria, allo scopo di ricomporre l’oggetto latitante, fare “una archeologia dei saperi comunitari”, a conti fatti, significa rimettere insieme i pezzi di una identità comune fondata su un sapere condiviso della cui esistenza rimangono indizi, ma non prove regine. Vuol dire andare alla fonte dei luoghi comuni, ricostruirne il percorso di nascita e sedimentazione attraverso la messa in discussione di quello che si sa o si immagina di sapere senza ricordare quando come e se lo si è veramente imparato.</p>
<p style="text-align: justify;">Impostando l’indagine a partire dal mito fondativo del continente, quello del <em>Ratto d’Europa</em> appunto, il gruppo di lavoro, guidato dal regista ideatore, animatore, e coordinatore del progetto, <em><strong>Claudio Longhi</strong>,</em> si è dato quindi il compito di stimolare e raccogliere una serie di riflessioni sul senso di Europa come comunità, agendo all’interno di un’altra comunità: quella modenese. Per un anno intero, infatti, Longhi e i suoi “agenti” <strong>(<em>Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Simone Tangolo, Antonio Tintis</em>)</strong> hanno operato sul territorio ri-attivando il circuito della <em>cultura teatrale,</em> infiltrandosi organicamente in varie forme di raggruppamenti sociali, dalle scuole alle associazioni più diverse, allargando la ricerca a tutta la città attraverso progetti che hanno preceduto lo spettacolo come laboratori, concorsi di foto di viaggi, giochi urbani a tema, incontri culturali, partite di calcio, e persino un simil-flash mob. Spingendo da un lato il pedale del coinvolgimento ludico e dall’altro quello di uno studio approfondito nutrito da una sterminata bibliografia, è stata prodotta una drammaturgia collettiva i cui destinatari (gli spettatori) hanno finito per coincidere in larga parte con i mittenti (i cittadini autori). Un passaggio garantito dal filtro dell’arte e dunque dagli attori che hanno il merito, in questo genere di operazioni teatrali, di rimettere in circolo idee già esistenti o di indurne di nuove, e di rilanciarle con forza da un palcoscenico, laddove senza filtri sarebbero rimaste sotto pelle, inesplose, o semplicemente non individuate con chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-ratto.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8956" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-ratto-300x199.jpg" alt="" width="350" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Quello che è venuto fuori da questo lungo lavoro è che la storia della comunità europea, sia che la si intenda in termini geografici e topografici sia che la si veda nella prospettiva economico politica dell’Ue,  è una storia complicata, crepata da innumerevoli contraddizioni. Da buoni brechtiani, dunque, prestando molta attenzione a non cadere nelle trappole insidiose del cinico euroscetticismo, da un lato, o del suo esatto contrario, dall’altro, i nove agenti impegnati nell’impresa si sono confrontati con la contraddittorietà senza tentare di risanarla, senza aspirare a una pacificazione consolatoria, mirando piuttosto, a una estremizzazione dei contrasti. La parola d’ordine, insomma, non è ricucire, ma mostrare lo strappo, riportare a galla quelle contraddizioni insabbiate sotto il cliché, il luogo comune o il disinteresse più totale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Ue aspira alla educazione del cittadino e finisce per occuparsi di tutela dei consumatori. Si parla di comunità europea, si istituiscono leggi comuni, si facilitano gli scambi internazionali e nello stesso tempo di costruisce, oggi, negli anni duemila, ad Atene, un muro di quattro metri lungo il confine con la Turchia per ridurre il flusso di immigrazione clandestina. Si stanziano fondi per garantire sostegno ai progetti meritevoli e le opportunità offerte dai bandi Ue affogano nella voragine della burocrazia; mentre nelle scuole si promuove lo studio delle lingue e la cultura del plurilinguismo, da qualche parte si fa fatica a comprendere l’altro. Da una parte si organizzano Grand Tour, viaggi di cultura e di piacere, da un’altra ci si affolla su barconi malconci per fuggire dalla propria terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la felice intuizione di strutturare lo spettacolo in forma di tele-game stile “Giochi senza frontiere”, adattato per l’occasione in <em>Ratto senza frontiere, </em>il teatro Storchi si trasforma in un giocoso campo di battaglia dove nove rappresentati di altrettanti Paesi europei, perfettamente caratterizzati secondo i clichés più comuni, sono chiamati a fare squadra per superare una serie di prove necessarie a scongiurare una definitiva frantumazione dell’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una poco risolta scena introduttiva in cui un infaticabile Lino Guanciale, in arte Nanterre, francese charmant compiaciuto, ricostruisce il mito del Ratto d’Europa trasformando il toro Giove, rapitore della principessa Europa, in un ratto gigante (sull’omonimia tra ratto/rapimento e ratto/topo è giocato l’intero progetto), gli agenti di questa sgangherata squadra si svegliano da un torpore diffuso, animato da incubi comuni in perfetto formato postmoderno –blob video di documentari, telegiornali, scioperi, crisi greca, default – per raccogliere la grande sfida.</p>
<p style="text-align: justify;">Scena platea e palchi vengono invasi da assi di legno che simulano strade e ponti europei, da sistemi di carrucole rudimentali attraverso cui viaggiano valigie di studenti in Erasmus e di cervelli in fuga, piccole pile di libri pronte ad essere scalate come collinette durante il Grand Tour settecentesco di giovani aristocratici, strade ferrate che ospitano i sogni di avventura dei ragazzi in Interrail e le speranze già nostalgiche degli emigranti in cerca di fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intero spettacolo è un susseguirsi di “trovate”, alcune delle quali veramente geniali, altre più stucchevoli, che accompagnano l’aspetto più schiettamente didattico dello spettacolo, coinvolgendo il pubblico in una spirale goliardica cercata e perfino efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre parole e immagini raccontano quanto il concetto di Europa sia cambiato fino a rendere i ghetti di un tempo mete turistiche di oggi, quanto l’idea di confine sia arbitraria, senza mai dimenticare di citare date e nomi, statistiche e numeri, il gruppo di attori, con grande resistenza (fisica), si produce in un vortice euforico in cui si costruiscono con materiali di fortuna, come reti da pallavolo o grosse casse nere, mura urbane, frontiere di Stato, la linea Maginot, il Muro di Berlino. Delle scarpe allineate, dipinte con pittura bianca sfacciatamente per finta, simulano una staccionata per raccontare il confine della proprietà privata.  Del nastro bianco e rosso recinta improvvisamente la platea: diventiamo una comunità separata dagli altri, perché “i confini servono per distinguerci dagli altri”, ma anche per chiuderci in trappola, a quanto pare.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno di una griglia drammaturgica che si poggia, fondamentalmente, sul livello ironico e della parodia, si inserisce un inserto lirico bellissimo, forse il segmento più risolto dell’intero spettacolo. Abbandonato, in via eccezionale, lo spirito goliardico, gli attori si lanciano, per una prova dedicata alle guerre,  in una affannosa corsa all’accumulo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-ratto-41.jpg"><img class="alignright  wp-image-8968" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-ratto-41-300x199.jpg" alt="" width="350" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mentre la fisarmonica di Olimpia Greco stabilisce il colore emotivo del momento, il palcoscenico viene ingombrato progressivamente da cataste di giornali, in parte accumulati alla rinfusa in grossi carrelli da lavanderia, gettati lì come biancheria sporca dimenticata, e in parte portati dagli attori in uno spasmodico andirivieni. A presidiare la trincea di memorie sepolte edificata in scena, due donne: a loro, in quanto figure femminili e dunque depositarie, da sempre, del ricordo e della responsabilità di tenerlo vivo, è delegato il racconto, attraverso il compito di elencare almeno cinquanta guerre che abbiano dilaniato il territorio europeo. Tutto d’un fiato, forsennando straordinariamente la voce in un contrappunto vocale dell’azione di accumulo condotta dagli altri attori, Donatella Allegro e Diana Manea mettono in fila senz’ordine guerre persiane, crociate, strage degli ugonotti, Seconda guerra mondiale, Rivoluzione Inglese, Rivoluzione Francese, inciampando, in qualche momento, nella biografia di donne modenesi realmente esistenti che hanno conosciuto l’orrore da vicino. Le due attrici infilano date nomi e luoghi in elenchi lunghissimi, dettagliati, precisi, perché guerra e morte sono ferite di carne vera ancora aperte, che meritano riscatto da una memoria approssimativa sorella di una giustizia sommaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiusa il capitolo sulle guerre, tra esilaranti gare di scioglilingua in complicate lingue straniere gestite a forza di cartellini gialli, passando attraverso poco originali quiz su euro-miti  in cui è scontata la richiesta dell’ “aiuto del pubblico”, consegne di pacchi con immancabile “telefonata  del dottore”, tentativi di districarsi nei complicati bandi Ue attraverso una “drammatizzazione” dei vari punti da sciogliere condotta con l’aiuto del pubblico, si arriva alla preparazione di ricette anticrisi, condite da jingle modificati ad hoc e necessarie parodie dei programmi di cucina. L’idea degli “Euroamaretti non ci resta che piangere” risulta efficace, la ricetta dello “Spread all’italiana” è ormai ripetitiva, lo “Strudel salato anticrisi” grida vendetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Bellissima invece la conclusione. Dopo quattro ore di spettacolo si inscena una partita a rugby con la vera squadra modenese:  “Ratto d’Europa” contro “Il resto del mondo”. Sull’”Inno alla gioia” di Beethoven, in situazione di pareggio tra le due formazioni, buio: impossibile stabilire chi sarà il vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche inutile lungaggine come quella delle ricette,  e la decisione di inserire nello spettacolo un ospite ogni giorno diverso per discutere di temi caldi, rischiando  di non riuscire a risolvere il breve talk show in spettacolo (come è necessario), comunque, rappresentano gli unici nei  di uno spettacolo assolutamente brillante, degno coronamento di uno dei progetti più  intelligenti  della stagione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questo è, come è, il tempo di lavorare al teatro che agisce, a un teatro che penetri nella vita reale della gente, e se questo è, come è, il tempo di puntare al meglio, mettendo in palcoscenico attori eccellenti scelti con cura uno per uno, “Il Ratto d’Europa” è tra gli spettacoli <em>necessari </em>di questo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Modena, Teatro Storchi, il 9 Maggio 2013</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Crediti fotografici  di Giuseppe Distefano</em></p>
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		<title>Un Sogno estivo dark secondo la visione contemporanea del Teatro della Tosse.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 09:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatrorecensione]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Conte]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno di una notte d'estate]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro della Tosse Genova]]></category>

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		<description><![CDATA[E allora non è notte se ti guardo in volto, e perciò non mi par di andar nel buio, e nel bosco non manco compagnia. Perché per me tu sei l’intero mondo. E come posso dire di esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?   William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate &#160; &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>E allora non è notte se ti guardo in volto,</em></p>
<p><em>e perciò non mi par di andar nel buio,</em></p>
<p><em>e nel bosco non manco compagnia.</em></p>
<p><em>Perché per me tu sei l’intero mondo.</em></p>
<p><em>E come posso dire di esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>William Shakespeare</strong></em>, <em><strong>Sogno di una notte di mezza estate</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Sogno-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8941" title="Sogno 3" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Sogno-3.jpg" alt="" width="488" height="332" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Se non esistono più le mezze stagioni a causa degli squilibri climatici del nostro pianeta Terra, a teatro può capitare di assistere ad una rappresentazione basata sulla pienezza di una stagione come quella dell&#8217;estate, e chiamarla <em><strong>Sogno in una notte d&#8217;estate</strong></em>. È la versione riscritta da <em><strong>Emanuele Conte</strong></em> (sua anche la regia e le scene insieme a <em><strong>Luigi Ferrando</strong></em>) e<em><strong> Elisa D&#8217;Andrea,</strong></em> e tratta dalla commedia di <em><strong>Shakespeare</strong></em>, il cui titolo originale, appunto, è <em>Sogno di una notte di mezza estate.</em> Una differenza sostanziale se si pensa che il drammaturgo inglese, colloca la storia del Sogno in una sequenza temporale ben precisa, nell&#8217;identificare le stagioni: la mezza estate corrispondente al solstizio d&#8217;estate, ovvero la Notte di San Giovanni. Il passaggio da una stagione all&#8217;altra veniva festeggiato con riti pagani che esaltavano le attività agricole dell&#8217;uomo e il vigore della Natura.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/sogno3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8943" title="sogno3" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/sogno3.jpg" alt="" width="300" height="443" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;"> Accade allora che un bosco diventi luogo e palcoscenico dove agire tutte le dinamiche esistenziali e umane conosciute e anche più recondite. Pulsioni ma forse è meglio chiamarle compulsioni, dettano legge nel Sogno e in questo allestimento del <em><strong>Teatro della Tosse</strong></em> di <em><strong>Genova</strong> </em>si evidenziano in particolar modo quelle legate alla sessualità, agite da giovani vite e basate anche su allusioni e su sublimazioni, come nella miglior tradizione del teatro shakesperiano. I protagonisti poggiano i loro piedi su un cerchio di terra, tanto da sembrare il plateau di un circo, da cui partono lunghe corde verso l&#8217;alto fino a formare un groviglio intrecciato e simbolico. Evoca immagini diverse da un semplice raffigurazione di paesaggi bucolici questo Sogno. Siamo lontani da una caratterizzazione fiabesca consueta e vista tante volte a teatro. La poetica scelta dal regista è quella di di raccontare una storia più buia e dark che riveli dall&#8217;interno le dinamiche su cui si basa tutta la vicenda. Gli uomini si travestono indossando abiti femminili per annullare i confini e rimescolare in continuazione le proprie identità. L&#8217;importante è ironizzare sui costumi sociali e le convenzioni che fanno dell&#8217;essere umano a volte un prigioniero di se stesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Tutto ruota al centro del palcoscenico con le sue passerelle poste in avanti verso il pubblico a per dire: non c&#8217;è confine tra sogno e realtà. La  commistione tra tradizione e innovazione crea dinamismo alla commedia nella commedia. Da una parte agiscono i personaggi principali nel loro rincorrersi tra corteggiamenti e ammiccamenti, dall&#8217;altra si inserisce, ed è qui lo spettacolo decolla.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/sogno2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8942" title="sogno2" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/sogno2.jpg" alt="" width="300" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">La rappresentazione farsesca e burlesca che irrompe al centro dell&#8217;arena che assomiglia ad un cimitero. È la parte del Sogno che si fa gioco del teatro nel teatro e crea momenti di vero godimento, grazie anche agli attori capaci di imprimere ritmo e dinamismo. Ed è questa la parte più convincente sull&#8217;esito complessivo come risulta felice la scelta registica di collocare gli attori al lato del palcoscenico, in attesa di entrare sulla scena. Seduti assistono come spettatori invisibili alle rincorse e ai corteggiamenti rocamboleschi. Il Sogno diventa cosi pretesto per un rimando di citazioni che si mescolano alla struttura drammaturgica originale fino a creare più piani di lettura e di comprensione che aiutino a decifrare i moti dell&#8217;animo umano, universali in qualunque epoca passata o presente agiscano. Su tutti contribuisce la bravura consolidata di uno degli attori storici della Tosse, <em><strong>Enrico Campanati</strong></em> insieme a <em><strong>Sara Cianfriglia</strong></em>, <em><strong>Giulia Gagliani,</strong> <strong>Mauro Lamantia</strong></em>, <em><strong>Linda Caridi</strong> </em>e a tutta l&#8217;affiatata compagnia.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Sogno in una notte d’estate</p>
<p>di Emanuele Conte e Elisa D´Andrea</p>
<p>da William Shakespeare</p>
<p>regia Emanuele Conte</p>
<p>assistente alla regia Yuri D’Agostino</p>
<p>scene Emanuele Conte e Luigi Ferrando</p>
<p>costumi Bruno Cereseto</p>
<p>luci Tiziano Scali</p>
<p>canzoni Viviana Strambelli</p>
<p>con Enrico Campanati, Linda Caridi, Bruno Cereseto, Sara Cianfriglia, Yuri D´agostino, Pietro Fabbri, Giulia Galiani, Mauro Lamantia, Marco Lubrano, Gianmaria Martini, Dario Sansalone, Viviana Strambelli</p>
<p>Visto al Teatro della Tosse di Genova il 5 aprile 2013</p>
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		<title>Una vita in comune per le Donne Al Parlamento di Pirrotta</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenza di vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatrorecensione]]></category>
		<category><![CDATA[Aristofane]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione INDA]]></category>
		<category><![CDATA[Le donne in Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Greco di Siracusa]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinque cubi rossi sulla scena sembra ondeggino al suono delle campane che intonano l’avvio della commedia di Aristofane Le Donne al Parlamento, diretta e interpretata nel ruolo di Blepiro da Vincenzo Pirrotta, per la terza in ordine di debutto, delle opere rappresentate in occasione del centesimo anniversario della Fondazione INDA a Siracusa. Pirrotta esegue una parabasi eccezionale inserendola opportunamente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/ok-pirro1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8935" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/ok-pirro1.jpg" alt="" width="768" height="261" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cinque cubi rossi sulla scena sembra ondeggino al suono delle campane che intonano l’avvio della commedia di <em><strong>Aristofane</strong> <strong>Le Donne al Parlamento</strong></em>, diretta e interpretata nel ruolo di <em><strong>Blepiro </strong></em>da <em><strong>Vincenzo Pirrotta</strong>,</em> per la terza in ordine di debutto, delle opere rappresentate in occasione del centesimo anniversario della <em><strong>Fondazione INDA</strong></em> a Siracusa. Pirrotta esegue una parabasi eccezionale inserendola opportunamente in un’opera in cui rivela il traduttore <em><strong>Andrea Capra</strong>:</em> <em>“La lingua è la rappresentazione sonora di quello che uno pensa, dunque abbiamo cercato di capire il modo e il linguaggio non solo nelle parole, nella traduzione, ma anche in un senso ritmico di ciò che succede sulla scena”. <strong>Prassagora </strong></em>è resa, sulla scena del teatro greco, da una straordinaria <em><strong>Anna Bonaiuto</strong></em> e di ritmo sono intrise le sue parole e sembra danzare sugli archi che incedono attraverso le sue parole, mentre dialoga con un lumino <em>“vigile occhio”</em> che <em>“sui recessi delle cosce fiammeggia”</em> e trama un piano per la festa della donna, ovvero che le donne occupino il parlamento di Atene, anche immaginario o forse attuale e simile alla situazione italiana, in cui riconosciamo alcuni riferimenti ben precisi come il citato <em>Marinomontide </em>o <em>Maronide.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’esilarante allestimento rende omaggio all’anniversario verdiano con una battuta <em>sui generis </em>in cui si commenta il costume di Blepiro, quando indossa una <em>“mantellina verde come se gli avessero pisciato addosso un Va’ Pensiero”</em>, sottolineata da un’evacuazione che vede a tempo sculettare il personaggio mentre metateatrali connotazioni lo rendono un <em>“otturato cacacesso d’avanspettacolo”</em>. La surreale lezione che coinvolge molti altri drammaturghi siciliani, rivela in Pirrotta ancora una volta la generosissima volontà, in tutto riuscita, di darsi completamente con energia al pubblico. Non possono mancare i riferimenti al c<em>unto </em>siciliano e a gesti da <em>pupari </em>di cui sono ricchi i lavori del regista e lo <em>sproloquio di lodi per le donne </em>fa saltare a tempo sulle battute come si fosse mossi da fili invisibili, come se si fosse una marionetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le orchestrazioni legano le musiche di <strong>Luca Mauceri </strong>alle precise coreografie di donne affogate nelle maree di mariti; pertanto si rifiutano di sottostare alla legge della depilazione e divengono <em>“più barbute di un filosofo”.</em> Sferruzzare non va bene, non si fa, non bisogna mostrare neanche un’unghia ma fissare bene le finte barbe per mimetizzarsi tra gli uomini, altrimenti potrebbe giungere il temuto onorevole <em>Piluniuru, </em>nome che si rivela essere una contestualizzazione geografica dell’opera nel luogo in cui viene rappresentata, con un termine siciliano che indica il <em>nero pelo</em> superfluo, che dai tempi di Aristofane, a quanto pare, sembra tormenti ogni donna. I luoghi comuni ben tessuti ed equilibrati, generano il consenso del pubblico. Tra gli interpreti comici maschili <strong>Antonio Alveario/ Evasore/ Cittadino disonesto/ Ragazzo</strong>, con il suo costume da marinaretto obeso si rivela un eccellente caratterista, e mentre si avvertono note di canti mariani nell’invocare Afrodite, si preoccupa di <em>“mettere le mani nella pasta comunitaria”, </em>ma è tormentato dalla compagnia di qualche vecchia fidanzata di un <em>visagista di salme</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Evocativi striscioni verdi illustrano la frase <em>“Atene ladrona” </em>mentre Prassagora istruisce le donne su come comportarsi e come parlare, invocando Zeus e non la divina Sant’Artemide, come farebbe un uomo, mentre in coro loro innalzano inni agitando a tempo le teste ed eleggendo la  <em>Cancelliera </em>che le rappresenterà al governo. Il coro delle donne indossa un costume che ritrae sul petto i simboli dei due sessi appaiati, quasi a significare che non debbano mai incontrarsi, bandiere rosse vengono issate, in una sorta di scultoreo inno futurista, srotolando quelli che poco prima erano stati finti membri perché le donne si calassero meglio nella parte degli uomini nella recita, dentro la recita per <em>una vita in comune. </em>I colori sulla scena sono promessa di speranza e mutano tristi veli o forse leggeri burqa in magnifici teli coloratissimi che generano danze gioiose, sulla scia di un albero della cuccagna impersonato da cinque donne, che mimano i cavalli agghindati di un tipico carretto siciliano. L’evocazione di riti priapici e duelli fallici su balli inconsueti e lirici duetti romantici lascia spazio anche a un’equilibrata riflessione sulla povertà e sulla violenza, celebrata da un grandioso circolare e commovente finale.</p>
<p><em>Visto il 13 maggio presso il Teatro greco di Siracusa, Stagione INDA 2013. Repliche al Teatro greco di Siracusa fino al 22 giugno</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le Donne al Parlamento di Aristofane</p>
<p>Traduzione Andrea Capra</p>
<p>Regia Vincenzo Pirrotta</p>
<p>Impianto scenico Maurizio Balò</p>
<p>Costumi Giuseppina Maurizi</p>
<p>Musiche Luca Mauceri</p>
<p>Movimenti/Assistente alla regia Alessandra Fazzino</p>
<p>Progetto audio Vincenzo Quadarella</p>
<p>Progetto luci Elvio Amaniera</p>
<p>Costumista assistente e responsabile sartoria Marcella Salvo</p>
<p>Direttore di scena Vincenzo Campailla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La tragedia dell’impossibile nell’Antigone di Cristina Pezzoli</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 11:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenza di vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatrorecensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mura scomposte e dall’apparenza metallica, scudi accatastati da una parte nella solitudine della loro collettività accolgono la sommessa musica che dà il via all’incipit dell’Antigone di Cristina Pezzoli che ha debuttato il 12 maggio al Teatro greco di Siracusa, in occasione del XLIX ciclo di rappresentazioni classiche prodotte dall’INDA. Dalla botola al centro della scena sorge l’Ombra di Giocasta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Mura scomposte e dall’apparenza metallica, scudi accatastati da una parte nella solitudine della loro collettività accolgono la sommessa musica che dà il via all’incipit dell’<strong>Antigone</strong> di <strong>Cristina Pezzoli </strong>che ha debuttato il 12 maggio al Teatro greco di Siracusa, in occasione del <strong>XLIX ciclo di rappresentazioni classiche</strong> prodotte dall’<strong>INDA</strong>. Dalla botola al centro della scena sorge l’<strong>Ombra di Giocasta </strong>che immerge lo spettatore in una sorta di narrazione favolistica, con tempi da filastrocca e cantilene che si palesano nella recitazione di <strong>Natalia Magni,</strong> in questo caso, ma che troveremo anche negli altri interpreti, ad eccezione del personaggio di Antigone, la protagonista impersonata da <strong>Ilenia Maccarrone. </strong>La Maccarrone infatti rivela una razionale compostezza nella resa scenica, la dizione e l’uso dell’enfasi vocale sono curate in ogni singolo dettaglio, tanto da rendere a tratti artificioso il suo intervento, facendo in modo che si allontani fortemente da un contesto di attori, in cui vengono esibiti accenti e inflessioni dialettali regionali, quasi a volere sottolineare l’unicità del personaggio, anche attraverso l’uso della parola.</p>
<p style="text-align: justify">Gli eventi narrati da Giocasta sono descritti non da uno scontro didascalico ma dall’affettuoso abbraccio di due fanciulli che interpretano i fratelli <strong>Polinice </strong>ed <strong>Eteocle</strong>, creando un forte contrasto con la cruenta vicenda narrata. Sull’ambiguità si gioca interamente questo dramma intimo e familiare, a tratti farsesco, in cui le musiche di <strong>Stefano Bollani </strong>fungono da ponte ideale per creare armonie, laddove i dissidi interiori dei personaggi aprono squarci di inquietudine. Il gioco degli attori bambini lascia il posto allo strazio di urla tremende, ben collocate nei costumi orientali, quasi afghani, di <strong>Nanà Cecchi</strong> <em>“insieme alla regista</em> – dichiara – <em>abbiamo rivolto lo sguardo oltre i confini della Grecia, verso un mondo etnico, primitivo, senza tempo, che potesse universalizzare la tragedia di Antigone”</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Creonte_Donadoni_Antigone_MAccarrone.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8920" src="http://www.rumorscena.com/wp-content/uploads/2013/05/Creonte_Donadoni_Antigone_MAccarrone.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La scenografia si arricchisce mediante l’uso di pezzi di armatura che vengono disposti a definire tombe e da mucchietti di sassi che servono per comporre la scritta <em>“ΘΗΒΑI”,</em> <em>“Tebai”</em> ovvero <em>“Tebe”</em> con i caratteri del greco antico, fuochi si elevano all’invocazione del dio Ares, mentre donne puliscono nervosamente le mura della città che crollano sulla scena, come un fiume esondato, imbrattato di sangue. Un tamburo tesse il tempo <em>“nell’ora dell’oblio”</em> accogliendo <strong>Creonte/ Maurizio Donadoni, </strong>indossando un abito grigio arricchito di pietre lucenti, come quello indossato dal Tetrarca nella <em>Salomè</em> di <em>Carmelo Bene</em>. Entrando il re Creonte pone un omaggio floreale alle tombe dei caduti, lasciando alle sue spalle una visione di scudi e lance, dimessa e accatastata enfasi di morte. Svanita l’iniziale vacuità del sogno, Eteocle assume le sembianze di un’armatura vuota trascinata su una lettiga di morte; l’armatura intrisa di sangue di Polinice a cui invece non verrà data sepoltura viene scaraventata fuori dalle mura, pur rimanendo visibile.</p>
<p style="text-align: justify">Seguiranno cori da musical su ritornelli come <em>“Meraviglioso è l’uomo” </em>e sembra quasi di scorgere tra le note, inni francescani, che però infine si connotano per rimembranze da operetta, su coreografie cosacche. I dialoghi disumani e serratissimi colorano ora di raggelante compostezza, ora di enfatica comicità danze e musiche da <em>tammurriata</em> napoletana. Un corridoio di luce evidenzia l’azione della figura ieratica di <strong>Tiresia </strong>interpretato da una portentosa <strong>Isa Danieli</strong>, dai lunghissimi capelli bianchi, usati come lacci per trattenere Creonte, spesso spaventato e in fuga.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Visto il 12 maggio presso il Teatro greco di Siracusa, Stagione INDA 2013. Repliche al Teatro greco di Siracusa fino al 22 giugno</em></p>
<p>Antigone di Sofocle</p>
<p>Traduzione Anna Beltrametti</p>
<p>Regia  Cristina Pezzoli</p>
<p>Scene  Maurizio Balò</p>
<p>Costumi  Nanà Cecchi</p>
<p>Musiche Stefano Bollani</p>
<p>Movimenti Walter Leonardi</p>
<p>Scenografo assistente  Antonio Cavallo</p>
<p>Progetto Luci Elvio Amaniera</p>
<p>Progetto audio Vincenzo Quadarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aiuto regista Luca Orsini</p>
<p>Costumista assistente e responsabile sartoria  Marcella Salvo</p>
<p>Direttore di scena Mattia Fontana</p>
<p>Assistente alla regia Franca Maria De Monti</p>
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