Teatro, teatro danza, Teatrorecensione — 24/07/2015 at 16:12

Moltiplicare o minimizzare: questo è il dilemma

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SANSEPOLCRO  (Arezzo)  – Due proposte diametralmente opposte  quelle presentate a Kilowatt Festival: la prima assoluta di Piero della Francesca. Il punto e la luce – per la regia di Luca Ricci – e a seguire  la danza minimal chic di Zerogrammi.
Il nuovo  lavoro di CapoTrave  si avvale del Teatro Alla Misericordia  (sede della Compagnia)  per suggestionare immediatamente il pubblico che si vede catapultato nel 1444/45 quando, in questo stesso spazio, Piero della Francesca ottiene (si presume) la prima commissione pubblica e il relativo riconoscimento da parte della propria comunità.
È un momento importante nella vita del pittore (che presto lascerà il borgo di Sansepolcro) ma la prospettiva (curioso rimando anche simbolico) scelta da Ricci non è quella del protagonista, preferendo descrivere questo momento topico attraverso gli occhi dell’assistente di Piero e quelli della moglie del di lui fratello. Scelta curiosa e suggestiva che permette, da una parte di scoprire le tecniche di preparazione della tavola,  e quel duro tirocinio di bottega dal quale molti pittori e scultori di fama sono passati. Dall’altra,  dà voce a una figura femminile, a tutto tondo e non relegata in cucina o a partorire una folta prole, che impersona perfettamente la difficoltà dei contemporanei a comprendere l’innovazione in arte ma anche il lento e progressivo abbandono di falsi preconcetti, quando messa di fronte, con semplicità e senza paroloni, alle nuove regole della prospettiva.

Piero della Francesca
Piero della Francesca

Discorso complesso quello proposto da CapoTrave, ben articolato grazie alla recitazione di due giovani attori ancora un po’ acerbi ma che dimostrano di credere nei loro personaggi e, soprattutto nel caso di Gregorio Di Paola, di avere delle buone capacità espressive e vocali. Un testo che tra bisticci futili e piccoli fatti di famiglia (che movimentano la scena, soprattutto all’inizio), quando si deve decidere del futuro matrimonio della giovane con il fratello di Piero, riuscendo a ricreare quel microcosmo di casa/bottega che ha caratterizzato l’Italia del Rinascimento.
Meno convincente risulta la moltiplicazione dei linguaggi con un’introduzione forse troppo ridondante del video.  Mentre le immagini diegetiche, come le logge che si trasformeranno nel Polittico della Misericordia, sono funzionali e ben si collocano nell’essenziale messinscena reale (composta semplicemente da un tavolo e da una sedia), altre immagini, quali il viaggio presentato come percorso su una cartina d’epoca, servono bene a contestualizzare l’azione ma, essendo anticipatorie rispetto all’azione stessa, non sono immediatamente collocabili nel fluire degli eventi proposti. Infine, vi sono immagini – come quella del cavallo – che finiscono per assomigliare a intermezzi tra due scene, frammentando la narrazione e allontanandosi dall’essere espressioni di un linguaggio che dovrebbe dialogare con quello teatrale, fondendosi per ricreare un’opera unitaria.

Piero della Francesca
Piero della Francesca

Una curiosità riscontrata è l’apparente contraddittorietà tra uno dei temi affrontati nello spettacolo, ossia la difficoltà per l’artista di talento di far accettare le proprie innovazioni al grande pubblico e alla committenza e il progetto Be SpectACTive!. Quest’ultimo, presentato nel corso del Festival grazie a un’interessante conferenza internazionale e al quale partecipava anche CapoTrave, vuole dare agli spettatori il ruolo di co-autori degli spettacoli. Ma il dubbio che è sorto durante il convegno ritorna: si può educare (utilizzando il termine in maniera non pedagogica) il pubblico ai nuovi mezzi e linguaggi; perché sia maggiormente pronto ai cambiamenti e, nel caso non lo si faccia, come possono essere pronti gli spettatori a supportare l’innovazione, a comprendere di getto la portata di un talento o la creatività di un artista fuori dagli schemi?

Il teatro senza parole di Zerogrammi  presentava il Trattato della Lontananza. Teatro senza parole che sembra essere il termine più adatto per definire questo lavoro in sottrazione, dove il linguaggio corporeo e la gestualità minimal della vita quotidiana, diventano protagonisti di una narrazione che parte dalla giovinezza – con i suoi primi incontri, le amicizie e le discussioni fino a notte fonda – per raggiungere la maturità con i suoi scontri più esacerbati, le violenze (agite in scena con grande pudore e compostezza) e le separazioni sempre più laceranti. Il finale è una risata liberatoria e, insieme, espressione del senso stesso della vita che passa e va, senza che noi si possa fermarla o intaccarne anche minimamente lo scorrere incessante. Meno convincenti i tre a-solo, che nulla aggiungono a un pezzo già concluso e, al contrario, con la forte imposizione di una gestualità più vicina alla danza che al teatro-danza, sfilacciano il linguaggio espressivo e la coesione narrativa raggiunta. Lavorare per arricchimento o per sottrazione. In una sola serata, Kilowatt ha proposto entrambe le soluzioni.

Visti a Kilowatt Festival 2015, mercoledì 22 luglio, Sansepolcro (Arezzo)

Teatro Alla Misericordia
CapoTrave 
Piero della Francesca. Il punto e la luce
ideazione e drammaturgia Lucia Franchi e Luca Ricci
regia Luca Ricci
con Barbara Petti e Gregorio Di Paola
regia video Alessandro Paci

Piazza Torre di Berta
Zerogrammi 
Trattato della Lontananza
regia e coreografia Emanuele Sciannamea
con Pieradolfo Culli, Roberta De Rosa e Stefano Roveda

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