Culture — 05/02/2013 10:59

Si parla “Del Buon Governo del Teatro” alle Buone Pratiche a Firenze il 9 febbraio

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Le Buone Pratiche del Teatro 2013 “Del Buon Governo del Teatro”, il 9 febbraio 2013, dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30, Auditorium di Sant’Apollonia, via San Gallo 25/A, Firenze. L’iniziativa raccoglie dal 2004 a scadenza annuale centinaia di teatranti, politici, amministratori, studiosi e studenti, per quelli che la stampa ha definito “gli Stati Generali del teatro italiano”. Le Buone Pratiche del Teatro sono organizzate dall’Associazione Culturale Ateatro nell’ambito del progetto “T e a t r o. Per costruire una memoria del futuro” in collaborazione con Fondazione Cariplo. La nona edizione è resa possibile dalla collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo e Regione Toscana. Dopo gli incontri preparatori di Ravenna (18 gennaio, “Verso l’Europa”) e Catania (26 gennaio, “Verso Sud”), il tema scelto dai due curatori, Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, è “Del Buon Governo del Teatro”.

Il nostro sistema teatrale si è costruito nel corso degli anni, trovando punti d’equilibrio tra finalità e interessi diversi, ma si è progressivamente cristallizzato, ostacolando l’emergere di nuove modalità e rallentando il necessario ricambio generazionale. Si sono così stratificati anche sprechi e inefficienze. Come sta accadendo per altri settori, il Governo Monti ha operato una serie di scelte “tecniche”, che però avranno un profondo impatto sul settore: la nuova legislazione sul lavoro, l’abolizione delle Commissioni Ministeriali, il riequilibrio delle competenze tra Stato e Regioni dopo la stagione del federalismo, solo per fare qualche esempio. Continua infine a crescere l’importanza dell’Unione Europea, anche per quanto riguarda lo sviluppo culturale. Si avverte ancora più urgente la necessità di ridisegnare gli assetti, reinventare forme, ricreare un sistema condiviso di regole: tentare di immaginare un buon governo del teatro.

Verranno dunque discussi alcuni nodi problematici del sistema teatrale italiano e diverse realtà presenteranno le loro Buone Pratiche, ovvero le soluzioni che hanno escogitato per affrontare una situazione in continuo movimento, che pone sfide sempre nuove. Sarà anche rilanciata la parola d’ordine dell’1% della spesa pubblica alla cultura, che nel 2005 fu al centro della seconda edizione delle Buone Pratiche, a Mira (Ve) e che oggi diverse organizzazioni cercano di inserire nell’agenda di questa campagna elettorale.

L’edizione 2013 delle Buone Pratiche del Teatro è dedicata a Massimo Castri e Renato Nicolini. 

La partecipazione alle Buone Pratiche del Teatro è libera e gratuita (fino a esaurimento posti): è sufficiente inviare una mail a buonepraticheteatro@gmail.com

Sito web: www.ateatro.it

Diretta streaming: www.studio28.tv

Facebook: www.facebook.com/ateatro

Twitter: #bp2013

#BP2013 DEL BUON GOVERNO DEL TEATRO

a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Dopo il saluto iniziale di Beatrice Magnolfi (Fondazione Toscana Spettacolo), l’edizione 2013 delle Buone Pratiche prevede un intenso programma, con le incursioni a sorpresa di Paolo Rossi e Giuliano Scabia.

Prologo

Report dagli incontri preparatori di Ravenna (18 gennaio 2013, Verso l’Europa) e Catania (26 gennaio,Verso Sud).

1. Economia della cultura e buon governo del teatro

Coordina Giulio Stumpo.

Intervengono, tra gli altri, Lucio Argàno (Università Cattolica, Milano), Fabrizio Arosio (Istat), Roberto Calari (Legacoop, Bologna), On. Emilia De Biasi (PD, Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, XVI Legislatura), Carlo Testini (ARCI), Michele Trimarchi (economista).

Il ruolo centrale della cultura come fattore di crescita civile e di sviluppo economico pare ormai diventato una convinzione diffusa: tuttavia ripetere che “La cultura salverà l’Italia” rischia di creare un luogo comune, in assenza di scelte politiche conseguenti. La crisi economica limita risorse e ambizioni. I finanziamenti alla cultura, pubblici e privati, continuano a diminuire. Il lavoro, quando c’è, è sempre più precario. L’investimento in cultura (in Italia ma anche negli altri paesi europei e nel bilancio comunitario) rischia di essere subordinato a fattori esterni: le ricadute sul sociale, sul turismo, sull’occupazione, sull’istruzione, come “motore” o “moltiplicatore” dello sviluppo… Non basta più razionalizzare i costi, e nemmeno fare rete (anche se è indispensabile). Ma la contrazione delle risorse pubbliche è inevitabile? E può essere guidata da strategie consapevoli, piani organici, visioni politiche? Ed è realistico l’obiettivo di sensibilizzare il “privato”? O l’unica alternativa è fare di più con meno? Qualcuno ci ha provato, e ci è riuscito: forse ha trovato il segreto della decrescita felice…

Il punto di partenza deve essere la consapevolezza dell’economia “reale” della cultura e dello spettacolo. Salvaguardando però l’autonomia della cultura.

2. I processi di selezione: nomine, progetti, bandi e bandomania

Coordina Giovanna Marinelli.

Intervengono, tra gli altri, Stefano Boeri (Assessore Cultura, Moda e Design, Comune di Milano), Marco Cacciola (attore), Ilaria Fabbri (Regione Toscana), Alessandro Hynna (Università di Tor Vergata, Roma), Renato Palazzi (Il Sole 24 Ore).

Nel paese della lottizzazione (prima) e della casta (poi), i meccanismi di selezione e ricambio generazionale si sono inceppati (e imputriditi). Anche nel teatro. Rispetto alla cooptazione o al clientelismo, lo strumento del bando pubblico dovrebbe premiare il merito e garantire la trasparenza. Ma non è tutto oro quel che luccica. Per fare un bando che funzioni davvero (ne abbiamo parlato nelle BP di Torino), non bastano l’onestà e le migliori intenzioni: serve anche competenza. Per il successo di un bando (e per la sua corretta stesura) sono infatti necessari diversi elementi: una visione e obiettivi politici chiari (e realizzabili); un processo di valutazione efficace e verificabile dei candidati e dei progetti; infine un meccanismo di valutazione in corso d’opera e a posteriori, su obiettivi e risultati. Insomma, anche su questo versante ci sono buone e cattive pratiche… Il bando non può essere l’alibi, o la soluzione di tutti i mali.

La necessità di ricambio e selezione riguarda tutto il settore, ma in primo luogo le istituzioni e i teatri pubblici; e (a monte) presuppone la ridefinizione delle missioni e delle funzioni. Ma su questo terreno non pare accadere nulla. E non sempre alle minori risorse corrispondono coerenti pratiche di sobrietà, sia sul versante dell’attività sia sul versante dei compensi.

3. La qualità della programmazione e la distribuzione

Intervengono tra gli altri Elio De Capitani (Elfo-Puccini), Marco Giorgetti (Teatro della Pergola), Carmelo Grassi (Teatro Pubblico Pugliese), Andrea Nanni (Armunia), Gilberto Santini (Amat).

A seguire le Buone Pratiche della programmazione e della distribuzione.

Uno dei colli di bottiglia del sistema teatrale italiano è la qualità della programmazione dei teatri. Ci sono bravi assessori e bravi amministratori, per fortuna; ma troppo spesso i teatri e le sale comunali (e le piazze) sono affidate alla buona volontà di qualche funzionario pubblico, e alla ricerca del facile consenso da parte dell’assessore di turno: ecco allora proliferare i sottoprodotti cinematografici o televisivi, e gli pseudo-eventi che si consumano tra anticipazioni, interviste alla star di turno, con annessa photo opportunity per il politico locale.

Da decenni ormai molte delle proposte più stimolanti e originali emergono al di fuori della rete delle sale e dell’offerta tradizionali (i cartelloni teatrali), a discapito dell’aggiornamento degli spettatori, di una corretta distribuzione delle risorse, della valorizzazione dei talenti.

È importante che esistano e funzionino punti di riferimento per la distribuzione: spazi – ma anche stagioni e progetti all’interno di teatri “abitati” – svincolati dalle dinamiche vincolanti conseguenti alla produzione. È importante riflettere sull’attuale assetto del sistema distributivo pubblico e sulle modalità di una possibile evoluzione dei circuiti e dei teatri comunali. È importante infine valorizzare, qualificare (e esigere) figure qualificate di programmatori: persone aperte e curiose, con competenze multiformi, culturali, critiche, organizzative.

QUESTION TIME: Salvatore Nastasi (MIBAC).

4. La formazione del pubblico e il marketing teatrale

Intervengono, tra gli altri, Lorenzo Carni (Atir), Patrizia Coletta (Fondazione Toscana Spettacolo), Lanfranco Li Cauli (Piccolo Teatro, Milano), Andrea Rebaglio e Alessandra Valerio (Fondazione Cariplo), Gianfranco Pedullà (Festival Teatro in Carcere).

A seguire le Buone Pratiche della formazione del pubblico e del marketing.

Un teatro può funzionare solo se ha un suo pubblico. Che cosa è stato fatto, che cosa viene fatto in questa direzione?

Il sospetto è che in questa direzione il nostro teatro non faccia abbastanza, e che lo spettatore spesso resti ai margini dei pensieri dei teatranti. È una scelta autolesionista, soprattutto perché il contesto è in rapida mutazione. L’avvento della rete 2.0 sta cambiando l’equilibrio tra i diversi media, esalta la liveness (il grande atout del teatro), cambia il modo di promuovere i consumi culturali. Il teatro 2.0 punta a un diverso coinvolgimento del pubblico, e a una diversa concezione del “qui e ora”.

È inoltre prevista la partecipazione di rappresentanti dei teatri occupati e di Cresco.

Altre info e aggionamenti sul sito www.ateatro.it

Per ulteriori informazioni

Ufficio Stampa – Fondazione Toscana Spettacolo -             055 219851

Segreteria: Anna Chiara Altieri             334 3994160

Per iscrizioni: buonepraticheteatro@gmail.com

info@ateatro.it

Mimma Gallina             335 8100193

Oliviero Ponte di Pino             348 7813677