Festival(s) — 06/12/2012 11:14

La fioritura tardiva di Primavera dei Teatri sboccia in autunno per merito di Scena Verticale a Castrovillari

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Devi attraversare la penisola per arrivare in mezzo alle montagne del Pollino, il parco protetto più grande d’Italia, a Castrovillari (Cosenza) dove per una sana ostinazione di pochi e caparbi uomini di teatro, anche quest’anno è andato in scena Primavera dei Teatri, il festival dedicato ai nuovi linguaggi della scena contemporanea, tredicesima edizione anomala per essere fuori stagione: quella che è stata definita una “fioritura tardiva” di novembre anziché a maggio, periodo consueto in cui si tiene il festival. Una Primavera ritardata da impedimenti di natura burocratica e amministrativa, responsabili del ritardo che ha visto gli organizzatori di Scena Verticale, l’associazione a capo della manifestazione, vedersi costretti a far slittare per quasi un semestre, l’inizio del festival. Forse per questo che a Castrovillari ci si è ritrovati in molti, anche per dare un segnale di vicinanza concreto e solidale a Dario De Luca, Saverio La Ruina, Settimio Pisani, tre persone accomunate da uno spirito di passione sincera.

Dario De Luca, Settimio Pisani, Saverio La Ruina

 Un nome come quello di Saverio La Ruina appartiene alla storia del teatro: lui stesso sale sul palcoscenico per farlo e conosce bene i delicati meccanismi che regolano la vita stessa del fare l’attore. Professione che in questa fase storica dell’Italia non gode certo di buona salute, vista la precarietà in cui riversa tutto il comparto dello spettacolo. L’aver realizzato anche per il 2012 Primavera dei Teatri, è un piccolo miracolo di creatività, impegno e assoluto ottimismo nel sostenerlo. “Scena Verticale organizza il festival dal 1992 e per farlo è stato necessario allenare lo sguardo viaggiando molto nell’andare ad assistere ai lavoro delle compagnie e gli spettacoli a teatro, suscitando il desiderio di portarli da noi – racconta il direttore artistico Dario De Luca e per anni abbiamo potuto ospitarli all’interno del castello Aragonese, un tempo il carcere di Castrovillari (attualmente non disponibile). Il nostro sguardo si è soffermato sul contemporaneo dell’ultima generazione. Negli anni ’90 sono venuti i Motus, i Fanny&Alexander. A metà degli anni Duemila ci siamo chiesti cosa accadeva intorno e le scelte sono coerenti con quello che avveniva sulla scena quando scopriamo Ascanio Celestini ed Emma Dante. Ora nel 2012 lo sguardo si focalizza su quello che sta succedendo in questo momento”.

Un’attenzione che non deve mai venire meno anche quando tutto sembrava perso: così non è stato è il festival seppur ridotto a soli 4 giorni si è potuto svolgere. Nonostante la pioggia (normale a novembre) ci si è potuti “riscaldare” nel Protoconvento francescano, luogo di antiche memorie di culti religioso, ora adattato ad ospitare gli spettacoli in programma. Due magnifici chiostri a contornare l’edificio che ospita anche il Teatro Sybaris. Un luogo dove trovare riparo per tutti coloro che sanno apprezzare come sia ospitale e generosa la Calabria. Terra ricca di contraddizioni ma anche di aspirazioni e desiderio di riscattarsi da una morsa che attanaglia la vita sociale e culturale. Ecco che tra le montagne di Castrovillari continua a germinare Primavera dei Teatri al quale auguriamo lunga vita e la sua ricollocazione naturale quando arriverà di nuovo maggio con l’aria che si riscalda e la fioritura sarà sbocciata. Intanto lo sguardo di Saverio La Ruina e Dario De Luca ha voluto giocare anche sull’immagine simbolo scelto per questa edizione: un magro quasi anoressico Babbo Natale seminudo in boxer rossi con tanto di barba e cappello dallo sguardo cupo e introverso.

Una serpentina di luci fosforescenti creano ancor di più un effetto pop a voler dire quasi che questa Primavera dei Teatri prenatalizia è strana, e forse anche un tantino fuori luogo, ma come si dice di necessità si fa virtù. E le sorprese non sono mancate quando terminati gli spettacoli si emigrava tutti verso la succulenta trattoria della Torre Infame dove lo spettacolo è rappresentato dalla gastronomia tipica di questa zona. Piatti della cucina povera calabrese nobilitati da mani esperte. Qui il festival trovava la sua migliore occasione per ripensare quanto visto e allacciare relazioni con gli artisti, necessità che trova la sua giustificazione nel voler analizzare da vicino, la genesi artistica stessa che ha portato alla creazione per la scena. Ma era nella notte fonda che i pensieri post festival trovano maggiore compimento e accoglienza in un luogo “altro” come la Sartoria, piccolo antro nascosto tra i vicoli del centro storico della città.

Un vero dopo festival pensato come ritrovo alternativo ricco di sorprese e “fuori programma” che vedevano coinvolti in prima persona i critici in una sorta di rassegna stampa esilarante creata ad hoc per ritrarre i visi di chi abitualmente sta dietro le quinte ed è abituato a pubblicare l’esito dei lavori visti a teatro. Al caldo di un focolare acceso dove far cuocere i fagioli e le caldarroste, si consumavano lunghe discussioni notturne che si protraevano fino all’alba, insieme a Peppe il “Sarto” e Rokkerillo Cherillo (Roberto Cherilloil musico sarto che sa cucire le note”, artista musicale al seguito di Saverio La Ruina nella tournée del suo Italianesi, di recente in tournée in Albania. La nazione raccontata nel suo monologo che riscuote successo ovunque si esibisca. La storia di un uomo qualunque con l’unica “colpa” di essere nato in Albania in un campo di concentramento, dove il padre italiano era stato recluso. Considerato uno straniero in patria quando il suo desiderio di conoscere la terra natale lo spingerà ad emigrare. La Ruina la racconta con toccante poeticità, senza enfasi e facili suggestioni. Il suo teatro è di narrazione, dove la parola assurge al ruolo di protagonista in grado di evocare emozioni sopite troppo a lungo. Con Italianesi Saverio La Ruina è candidato alla finale dei Premi Ubu 2012 nella categoria “Miglior Attore” che verranno consegnati il 10 dicembre al Piccolo Teatro di Milano.

Italianesi di e con  Saverio La Ruina finalista al Premio Ubu 2012

Nel programma figuravano i Fanny&Alexander con il loro Discorso Grigio, di casa a Primavera dei Teatri. A loro il compito di inaugurare il festival con il talento indiscusso di Marco Cavalcoli.

Un debutto atteso era quello dei Kronoteatro con Hi Mummy_frutto del ventre tuo, ultima creazione di Fiammetta Carena per il progetto Familia, definita “una favola nera che senza conoscere speranza giunge a negare l’idea stessa di un possibile futuro”. Spettacolo carico di significati e citazioni psicoanalitiche, dove l’assunto che sta alla base della drammaturgia stessa, subisce a tratti la supremazia di una estetica visuale che richiama ad una certa cultura pop in via di dissoluzione. Ci recitano Maurizio Sguotti anche regista insieme al suo giovane gruppo di attori indaffarati su una pedana come una sorta di ring in azioni e movimenti continui, figli di una Madre dal sesso maschile, assoggettati al suo volere incestuoso e possessivo. Frutti del suo ventre ora in cerca di un riscatto esistenziale che li liberi da catene subdole e perverse. C’è molto su cui riflettere in questo nuovo lavoro per certi aspetti dirompente e provocatorio, dove ci sta il tema dei rapporti edipici, mondi sommersi dentro le quattro mura. È materia da indagine sull’inconscio dell’essere umano così fragile e contraddittorio. C’è un suo disegno geometrico rigoroso che traspare dall’azione scenica, come è abitudine nel lavoro dei Kronoteatro. La scrittura drammaturgica potrebbe beneficiare maggiormente grazie alla potenza insita nei dialoghi, scavando tra le pieghe di uno scibile umano ancora da scoprire. Bravi Alberto Costa, Alex Nesti,Tommaso Bianco e Vittorio Gerosa che si distingue particolarmente.

Hi Mummy_frutto del ventre tuo Kronoteatro 

Vincitore del Premio della Critica assegnato dall’Associazione nazionale critici di teatro, La merda di Cristian Cerasoli, interpretato da Silvia Gallerano, è uno dei quei spettacoli carico di significati, capaci di suscitare reazioni di parere opposto tra il pubblico e la critica. Scritto sulla pelle (nuda) dell’attrice che recita in scena seduta su un enorme sgabello di metallo, senza nessun indumento che celi il suo corpo che parla, come per dire che non c’è nessuna finzione, nessun paravento che tenga lontano lo sguardo sull’impietosa disamina su un’Italia derelitta di cui facciamo parte a nostra o meno insaputa. Titolo volutamente provocatorio, La merda, non lascia indifferenti per la sua virulente carica di espressività. Anche irritante a tratti e poco plausibile, come nel caso della descrizione della richiesta di sesso, manifestata da un disabile verso la donna, imitando grottescamente la voce di un essere umano affetto da una sindrome che lo rende diverso dai cosiddetti normodotati. L’intento è quello di raccontare criticamente quanto sia ossessiva la ricerca del piacere e del desiderio sessuale per il maschio italiano. C’è del vero in questo ma si rischia di banalizzare e generalizzare troppo.

Silvia Gallerano La merda

È lei la donna a vivere in una società basata sull’apparire e sull’esserci, costi quello che costi. Silvia Gallerano ha padronanza sulla scena e crea intorno a sé un alone quasi metafisico, su cui non c’è da discutere, capace com’è di offrirsi interamente, voce e corpo, gridato, urlato, gettato in pasto alla voracità di chi assiste e “subisce” la rabbia che esce dalle sue parole. Volutamente sopra le righe La Merda racconta di un’Italia che compie150 anni di vita da quando è stata unita. Non è un bel ritratto quello che esce. Vincitore del Fringe First Award di Edimburgo, lo spettacolo una volta tornato in Italia viene acclamato da un numero sempre maggiore di pubblico, ottenendo una notorietà derivante anche dal prestigioso riconoscimento ottenuto. Un clamore che smentisce il detto “nessuno è profeta in patria”, visto e considerato che si parla di patria, nel bene e nel male, anche quando “mugugna l’inno nazionale”, dove però sussiste il rischio di enfatizzare eccessivamente quella che è sì una denuncia, sul piano culturale e sociale di una nazione a rischio perdita d’identità, senza per questo doversi sentire in obbligo di scrivere sulle note del programma di sala a margine delle note di presentazione: “Applausi obbligatori”. L’obbligatorietà è qualcosa che a teatro non sussiste mai.

Gli altri spettacoli visti al festival come Chiusigliocchi di Oscar de Summa (una produzione de La Corte Ospitale) e 1952: a Danilo Dolci di Tino Caspanello (nato dall’unione tra compagnia L’Arpa e Teatro Pubblico Incanto), rappresentavano due debutti nazionali presentati appositamente per Primavera dei Teatri. Se da una parte si riconosce lo sforzo notato nei protagonisti di entrambi i lavori, attori che danno il meglio di se stessi, gli esiti complessivi risultano fragili sul piano puramente registico. Tematiche esistenziali di confine tra una vita vissuta e un’altra agognata, sentimenti smarriti, desideri di chiudere con il mondo terreno. Oscar de Summa, Armando Iovino,Francesco Rotelli,Tommaso Rotella, sono quattro uomini accomunati da un solo intento: farla finita. Il suicidio come liberazione da una schiavitù che li rende prigionieri. Dialoghi che sono come pugni nello stomaco, senza via di scampo che trovano una via di fuga verso l’esterno senza mai trovare un senso definitivo che spieghi esaurientemente la costruzione organica del progetto registico. 1951: A Danilo Dolci è più un quadro vivente dove i personaggi interpretati da Filippo Luna, Cinzia Muscolino, Tino Calabrò, Tino Caspanello risultano distanti tra loro, statici, obbligati a una solitudine che impedisce la relazione, lo scambio. Non c’è interazione e alla lunga il fascino colto all’inizio nella luce crepuscolare e tenebrosa sfuma via nel buio.

Il progetto Manufatti Artigiani di Costa/Arkadis si componeva di tre episodi scelti per essere rappresentati al festival. Giro solo esterni con aneddoti interpretato da Marco Sgarbi, Senza Titolo di e con Giulio Costa, e Messa in scena con Marco Sgarbi, un progetto di Giulio Costa che cura anche la regia, (in collaborazione con il Teatro dei Venti e il sostegno del Comune di Occhiobello-Rovigo). Originale nella sua ideazione vede Marco Sgarbi interprete di una guida turistica che mostra l’invisibile. Un surreale viaggio tra l’arte che non si vede ad occhio nudo ma si deve immaginare per sentito dire. Azione meta teatrale interessante da realizzare (come nel progetto originale) all’interno di uno spazio scenico neutrale e non all’aperto (come visto) dove si perdeva di fatto “l’impalpabilità della cultura”. Divertente e altrettanto parodistico il monologo di Giulio Costa, un professore intento a fare lezione sovrapponendo nozioni e didattiche come strati mescolati di nozioni, citazioni, regole matematiche, declinazioni di verbi, alfabeto e grammatica. La saturazione porta alla destrutturazione e gioca a creare effetti di straniamento godibile per la bravura del protagonista. Messa in scena è la preparazione silenziosa di una messa con il suo lento cerimoniale, i gesti manierati e ripetuti. La preparazione minuziosa di un rito. Devi assistere in silenzio religioso e attendi di sentire la parola dell’officiante. Il silenzio prolungato porta ad un’attesa che sembra non terminare mai. Lo spunto alquanto interessante andrebbe rivisto nella sua costruzione drammaturgica basata, quasi esclusivamente, sull’azione scenica.

Senza Titolo di e con Giulio Costa 

Un fuori programma divertente, ironico, sagace, il concerto spettacolo Morir sì giovane e in andropausa con un ottimo mattatore Dario De Luca e la sua vivace band di musicisti affiatati. Piacevole intrattenimento musicale (una produzione di Scena Verticale) dove attraverso la musica si poteva viaggiare nelle contraddizioni di un’Italia poco incline a salvaguardare i propri talenti e le sue risorse migliori.

 

I premi assegnati dall’Associazione nazionale critici di teatro assegnati a Castrovillari

l’attrice Sonia Bergamasco

il drammaturgo, regista e attore Mimmo Borrelli

la costumista Emanuela Dall’Aglio

lo spettacolo The coast of utopia, regia di Marco Tullio Giordana. Teatro Stabile di Torino.

Lo spettacolo Le cinque rose di Jennifer, Teatro Stabile di Innovazione per la regia di Pierpaolo Sepe)

lo spettacolo La merda di Cristian Ceresoli, con Silvia Gallerano

la compagnia Balletto Civile diretta da Michela Lucenti

la compagnia Carrozzeria Orfeo diretta da Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti)

la casa editrice Titivillus

il festival Orestiadi di Gibellina diretto da Claudio Collovà

Il Centro culturale di Pistoia Il Funaro

L’attrice Giulia Lazzarini “Premio Paolo Emilio Poesio” alla carriera

I Premi delle riviste di teatro: “Hystrio” all’attrice e regista Veronica Cruciani con la motivazione : «Coraggiosa, appassionata, tenace, Veronica Cruciani è artista e artigiana del teatro a trecentosessanta gradi. Attrice, regista e pedagoga, capace di intrecciare le sue competenze con intelligenza e generosità, si è sempre spesa con rara coerenza nei progetti in cui ha creduto. E i risultati le hanno dato ragione. Senza preoccuparsi di inseguire le mode, da tempo ha intrapreso un percorso di indagine sul rapporto fra tradizione orale, memoria e drammaturgia contemporanea. A partire da quelle “Nozze di Antigone”, scritto appositamente per lei nel 2003 da Ascanio Celestini, per arrivare alle tragedie del presente de “Il ritorno” di Sergio Pierattini (che debuttò proprio a Castrovillari nel 2007) e “La palestra” di Giorgio Scianna. In questi lavori, tappe fondanti di una carriera ben più articolata, Veronica ha saputo coniugare rigore della ricerca e alta qualità artistica, attenzione a un teatro sociale di stringente attualità e sensibilità registica e attorale. L’attenzione alla drammaturgia contemporanea e al recupero della memoria sono anche alla base dell’attività laboratoriale che da quasi un decennio svolge nei teatri di Roma e non solo, nelle realtà periferiche e di marginalità sociale. A Veronica Cruciani viene assegnato il Premio Hystrio-Anct 2012 per lo sguardo, antico e moderno al tempo stesso, con cui ha saputo leggere splendidamente luci e ombre della realtà del nostro tempo».

Veronica Cruciani e Claudia Cannella direttrice di Hystrio 

 I premi “Sipario” allo spettacolo “Il ventaglio” di Carlo Goldoni per la regia di Alberto Oliva. “Catarsi -Teatri della diversità” alla attrice e regista Annet Henneman

 

Primavera dei Teatri Scena Verticale

visto a Castrovillari 1-4 novembre 2012