Teatro, Va in scena a — 30/11/2012 16:25

La trilogia di Heiner Müller, “Materiali per Medea” con Mariangela Granelli, regia di Carmelo Rifici. Spazio Tertulliano

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Va in scena in prima nazionale, venerdì 30 novembre alle 21 allo Spazio Tertulliano di Milano, Materiali per Medea di Heiner Müller, con Mariangela Granelli e la regia di Carmelo Rifici. Tratto dalla trilogia Riva Abbandonata –Materiale per Medea –Paesaggio con Argonauti. Lo spettacolo mette in scena i tre testi che Müller (1929-1995) scrisse in tre differenti periodi e che poi raccolse in un’unica trilogia.

Nelle note di regia di Carmelo Rifici si legge che «in Riva abbandonata si parte dalla descrizione di una donna sulla riva del lago Strausberg. La donna sembra descrivere oggetti e immagini che provengono da un altro mondo rispetto al suo, portati a lei dalle onde del lago. Un mondo apparentemente ricco un mondo che lei guarda con sospetto ma anche con fascinazione, dalla sua riva che sta per abbandonare. Il testo mostra già il tema del tradimento, che si svilupperà maggiormente nel secondo capitolo, ma già in Riva abbandonata si sente la disperata necessità dello straniero che deve tradire la propria patria, la propria identità, oramai sedotto dal fascino sinistro del colonizzatore. La donna, una Medea non ancora definita, potrebbe essere una cittadina della ex Ddr che si è lasciata attirare in Occidente dal proprio amante, potrebbe essere una donna musulmana sedotta da un soldato d’occupazione americano, una prostituta nigeriana che vive in Italia.

Materiale per Medea racconta il tradimento e la furiosa rivendicazione dello straniero di ritrovare le proprie origini, la propria identità perduta. La straniera, obbligata a vivere da reietta, si ritrova ad interpretare suo malgrado la tragedia di Medea, coercizzata dal pubblico desideroso di assistere ad una “morte in diretta”, dal finale inatteso.

In Paesaggio con Argonauti la figura della donna si disintegra per diventare ella stessa il paesaggio che racconta. Giasone è morto, travolto tragicamente dalla sua stessa nave, metafora di un occidente alla fine. Con la colonizzazione ha inizio la storia dell’occidente, il fatto che il veicolo della colonizzazione uccida il colonizzatore fa presagire la fine, la fine del progresso. Un io collettivo, una donna smaterializzata racconta questa fine, descrivendo un paesaggio postatomico, ritornato irrimediabilmente povero. I tre testi sono interpretati da Mariangela Granelli, attrice di grande spessore emotivo, che con il suo solo corpo e la sua voce, come in un orrorifico dramma senechiano, scaraventerà sullo spettatore un bestiario immaginifico, metafora del nostro perduto occidente.»

 Una produzione  Spazio Tertulliano Proxima Res

Repliche dal 1 al 16 dicembre 2012 (riposo lunedì e martedì) dal mercoledì al sabato ore 21.domenica ore 16.30

 

 

 

 

crediti fotografici  Attilio Marasco