Anna's corner, editoria, racconti, poesie — 06/08/2014 at 08:52

Uscita per la CLUED la prima antologia critica sul videoperformer e techno artista Michele Sambin fondatore del Tam Teatromusica

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Si intitola Michele Sambin. Performance tra musica, pittura e video la prima monografia su Michele Sambin, pioniere da oltre quarant’anni della performance nel suo dialogo con le arti, fino al video e al digitale. Musica, teatro, disegno, pittura, cinema, uso creativo della luce sono esplorati da questo straordinario artista soprattutto nel loro essere “dal vivo”, nell’unicità della dimensione del tempo reale, indagato in modi del tutto originali nella dialettica che esso instaura con i mezzi di riproducibilità tecnica, in un dialogo fra tempo che fugge e tempo che consuma, volatilità dell’evento e sua fissazione su un supporto, corpo che agisce e corpo rappresentato, strumenti classici ed elettronica.Sambin fa tutto questo a partire dagli anni Settanta e continua a farlo – in varie forme – oggi. La sua attività è confluita, per buona parte del suo percorso, in quella del Tam Teatromusica, a Padova, di cui è stato uno dei fondatori: ma il volume intende far luce proprio sul suo originale apporto, sul suo percorso di artista, a partire dagli anni precedenti al Tam per arrivare alle odierne realizzazioni e agli attuali progetti.

 I saggi

Il libro raccoglie testi di vari studiosi e studiose che indagano i territori dell’arte di Sambin: il video-teatro, il cinema sperimentale, il disegno e la pittura, la dimensione performativa nel rapporto col mezzo elettronico, la ricerca sulle relazioni suono-immagine, la vividezza dell’uso creativo del digitale e della luce. Ma tutto questo in un orizzonte di ampio respiro, che aiuti chi legge a capire una stagione culturale, un’epoca di scoperte e di veloci transizioni e metamorfosi tecnologiche, un quadro fluido, in cui dialogano l’utopia e l’infrazione, l’irriverenza e la serietà dell’impegno, il gioco e la sfida che da culturale si fa anche, in senso ampio e nobile, politica: con la proposta di sguardi e di ‘posture’ differenti, sia come autori sia come spettatori. Al libro, nato come strumento di conoscenza – con contributi tutti inediti – del percorso di Sambin, si è dato una forma che possa contenere e legare i vari ambiti della sua arte inserendoli nei contesti di riferimento: da quello locale (denso di risonanze importanti e d’avanguardia) a quello nazionale e internazionale. Le parole dello stesso Sambin ci introducono a questo viaggio, attraverso una lunga conversazione iniziale con Lisa Parolo che illumina percorsi biografici e formazione culturale.

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I testi successivi fanno luce sui contesti di riferimento, individuando assonanze e intuizioni, anticipazioni e ricchezze di esperienze artistiche: la figura di Sambin dialoga con quelle di artisti di altri Paesi, con l’attività di centri di produzione e diffusione italiani, con un tessuto di scoperte stimolanti, impegnative, che si sviluppa fra i luoghi della sua formazione, la rete di esperienze italiane, le intuizioni e le opere di artisti europei e statunitensi (nei testi di Silvia Bordini, Sandra Lischi, Lisa Parolo). Si entra poi nell’intreccio fra le arti: la pregnanza dell’annotazione grafica e della produzione pittorica, in un approccio a un’idea estesa di pittura (in modi diversi, trattano questo tema i testi di Riccardo Caldura e di Andreina Di Brino). Roberto Calabretto affronta il tema centrale della musica: in Sambin e nel contesto delle ricerche novecentesche, anche nel modo di intendere lo strumento come protesi del corpo, sia esso sax, violoncello o dispositivo elettronico. Bruno Di Marino esplora le caratteristiche della produzione sperimentale in pellicola, fra sguardo ereticamente documentario e sinfonia visiva, mentre Francesca Gallo affronta l’opera di Sambin dal punto di vista delle pratiche performative, fra gesto e improvvisazione coniugata con una ben studiata preparazione, musica e pittura. Cristina Grazioli dedica la sua riflessione agli usi creativi e dinamici della luce in Sambin: un medium fondamentale, dalle tecniche più arcaiche e “naturali” a quelle elettroniche e digitali; e Anna Maria Monteverdi affronta le forme, le evoluzioni, i modi e i luoghi (dalla galleria alla scena al carcere) che assume in Sambin quel teatro multimediale di cui è esponente particolare e che svilupperà poi anche nella lunga esperienza del Tam. Il volume si chiude con una riflessione a cura di Lisa Parolo  sulle modalità di ricostruzione e conservazione di opere d’arte complesse come quelle di cui il libro tratta; il testo è seguito da un’accurata schedatura delle opere, raccontate anche nella loro storia ed evoluzione nel tempo che permette una fruizione (anche) in rete adeguata agli intrecci fra le arti e alla processualità della pratica artistica di Sambin, con indicazioni anche più generali.

La veste grafica

Un libro così, che racconta i continui sconfinamenti da un’arte all’altra, non poteva avere una veste ‘tradizionale’. Né poteva essere eluso lo splendore iconografico del lavoro di Sambin, la bellezza delle sue immagini, oltre la loro valenza di testimonianza e di prezioso documento. La varietà di opere – dai manufatti artigianali fino al segno digitale, passando per le foto, le registrazioni video, i bozzetti, i disegni veri e propri, la pittura, i momenti degli spettacoli, gli appunti – mostra il talento di Sambin non solo nella dimensione performativa ma anche nel costruire, nel lasciare tracce, nel dipingere e progettare mondi che restano nel tempo. Sambin ha creato in queste pagine un percorso visivo che accompagna quello degli autori dei testi, riuscendo a creare una galleria di immagini funzionali e insieme bellissime (molte sono inedite o realizzate per il volume) che creano cortocircuiti imprevisti e che si snodano fittamente di pagina in pagina come un film, una partitura, uno spettacolo.

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